Le famiglie sfollate rischiano di far saltare i conti del Comune

8 Aprile 2017

Si prevede un buco di sei milioni per i mancati introiti di Tari e Tasi: Brucchi teme il default «È indispensabile che il governo attivi subito il fondo di compensazione per coprire il disavanzo»

TERAMO. Il terremoto rischia di fare incassare al Comune oltre sei milioni in meno di tasse. E' la stima empirica dell'amministrazione sul minor gettito fiscale che deriverà dalle abitazioni inagibili per Tari e Tasi. Un calcolo esatto non è possibile, perché gli importi dei tributi applicati per la raccolta dei rifiuti e per i cosiddetti servizi indivisibili che riguardano in particolare sulle seconde case si misura in base alle superfici tassabili. I dati elaborati finora dall'ente sugli sgomberi e sulla media degli importi applicati alle singole utenze, però, fa emergere un cifra da capogiro. Da agosto ad oggi, infatti, il sindaco Maurizio Brucchi ha firmato poco più di 1.300 ordinanze di sgombero che corrispondo ad altrettanti immobili che saranno sottratti alla tassazione.

Se a ciascun edificio inagibile viene applicato l'importo medio della Tari calcolato in 230 euro, basta una moltiplicazione per avere il totale del minor incassato stimato: circa tre milioni di euro. A questo poi va aggiunto il taglio sulla Tasi. La base imponibile, riferita alle sole seconde abitazioni, va ridotta della metà rispetto a quella della Tari. Il calcolo, dunque, va fatto su 600 immobili a cui applicare una quota di 250 euro di media. Salta fuori così, a conti fatti, un totale di 1.5 milioni di euro. Il minor introito complessivo, nella somma delle sue imposte, si attesta dunque a 4,5 milioni, ma il conto non è ancora chiuso.

In sospeso restano tutt'ora 1.800 richieste di sopralluogo in edifici lesionati dal sisma. L'esperienza dei mesi passati dice che almeno uno su tre sarà dichiarato inagibile e di conseguenza otterrà l'esenzione dal pagamento della Tari e, anche se con ulteriore riduzione numerica, della Tasi. Per il Comune significa che il gettito tributario sarà ridotto di altri due milioni di euro che, sommati agli altri già calcolati, porteranno la perdita a oltre sei milioni di euro. «Un buco enorme», lo definisce Brucchi che, sebbene stimato in modo approssimativo, rischia di mandare a gambe all'aria i conti del Comune. «Sarebbe il default dell'ente», avverte il sindaco, «con conseguenze pesantissime anche per i cittadini». Le minori entrate si rifletterebbero sulla capacità di spesa dell'ente e in particolare sull'erogazione di servizi che diventerebbero insostenibili.

Per questo Brucchi ritiene imprescindibile l'intervento del governo con l'attivazione del fondo di compensazione destinato a coprire il disavanzo che deriverà dalla riduzione del gettito fiscale. «Il problema coinvolgerà tutti comuni dell'area del cratere», tiene a far notare Brucchi, «che non possono essere lasciati in braghe di tela». Approvato il decreto sisma senza le misure di sostegno alle amministrazioni locali, la speranza è riposta nel varo di un nuovo decreto che, come promesso dal governo, sarà allegato al documento di economia e finanza (Def) di prossima emissione. Il consiglio dei ministri, stando a quanto annunciato dal premier Paolo Gentiloni, presenterà il provvedimento pianificatorio martedì e a quel punto risulterà chiaro se l'impegno sarà stato rispettato. «Vederemo cosa succederà», conclude il sindaco, «ma di certo non abbassiamo la guardia». A metà della prossima settimana, nonostante l'imminenza delle festività pasquali, Brucchi sarà di nuovo a Roma per tenere costante la pressione sul governo e strappare quegli aiuti che finora non stati concessi.

Gennaro Della Monica

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