Le gesta di Trifoni all’Archivio di Stato

30 Dicembre 2020

Le imprese dello storico pilota automobilistico giuliese raccontate in un volume acquisito dall’ente

GIULIANOVA. La storia del pilota giuliese Vincenzo Trifoni finisce nell’Archivio di Stato. Nei giorni scorsi “Il libico” è stato acquisito dall’Archivio centrale di Stato in Roma: il volume, a cura del giornalista parmigiano dell'Avvenire Paolo Martocchia racconta le gesta del campione giuliese di automobilismo, con la collaborazione del giornalista Walter De Berardinis. «All’inizio degli anni ’20 l’Abruzzo, per via di alcuni piloti storici come il marchese Diego De Sterlich, i fratelli Giovanni e Luigi Spinozzi e Antonio Ponno si ritrova ad essere una delle regioni più importanti d’Italia per l’automobilismo dell’epoca», racconta l'autore Martocchia, « fra questi il nome di Vincenzo Trifoni, meno noto rispetto agli altri, mi destò una certa curiosità. Nel 1924, dopo l’avvento del regime, Trifoni, proprietario terriero a Colleranesco, inizia la sua avventura coloniale a Tripoli, dove assieme al socio Domenico Catitti apre un’azienda agricola molto importante. La moglie Maria Roasio, che lo segue nel suo percorso in Libia, era una diva del cinema muto. A Tripoli Trifoni ha finalmente occasione di mettere in pratica la vera passione della sua vita: la corsa automobilistica. Debutta a bordo della sua Lancia Lambda, percorrendo da Tripoli fino a Tunisi, un tragitto di oltre 600 km, conquistando la vittoria. Nel 1929 acquista un’Alfa Romeo e si assicura la seconda posizione in una corsa di regolarità, ovvero a tempo. Dopo un breve periodo trascorso in Abruzzo, il giuliese Trifoni fa ritorno a Tripoli e gareggia nuovamente, conquistando per tre volte il podio. Dal 1930 in poi, Trifoni smette di correre e torna definitivamente a Giulianova. Dopo una breve parentesi politica, muore nell’85». L’autore Paolo Martocchia coglie l’occasione per lanciare un appello all’Abruzzo: «L’automobilismo d’epoca non è tutelato da nessun ente istituzionale qui in Abruzzo. Sono riuscito a riscoprire questo grande personaggio italiano dimenticato tramite l’emeroteca francese traducendo le cronache di quel tempo. Sono stato spronato dal presidente dell’Automobil Club Abruzzo Carmine Cellinese che ha voluto investire molto nella ricerca storica: sarebbe auspicabile una legge regionale che valorizzi il nostro patrimonio storico-sportivo».
Stefania Gervasini
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