Le senatrici Pd chiedono l’intervento del governo

PINETO. Un intervento del governo per conoscere la reale situazione del gruppo Mercatone Uno e per trovare soluzioni che diano prospettive agli oltre 4000 addetti dell'azienda. E’ quanto chiedono le...
PINETO. Un intervento del governo per conoscere la reale situazione del gruppo Mercatone Uno e per trovare soluzioni che diano prospettive agli oltre 4000 addetti dell'azienda. E’ quanto chiedono le senatrici del Pd nella commissione Lavoro Patrizia Manassero, Stefania Pezzopane, Elena Ferrara e Nicoletta Favero, che hanno rivolto un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico Federica Guidi e del Lavoro Giuliano Poletti. «Mercatone Uno», spiegano le senatrici nell'interrogazione, «è una grande azienda con 79 punti vendita dislocati in gran parte del territorio italiano e 11 milioni di clienti. Nelle scorse settimane, l'azienda ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo al tribunale di Bologna per fare fronte ad un indebitamento che ha raggiunto i 425 milioni, a fronte di un fatturato ridotto a poco più di mezzo miliardo. La proprietà ha disertato l’audizione del 1° aprile al ministero dello Sviluppo economico dove avrebbe dovuto fare chiarezza sui piani per il futuro, sospeso tra possibili licenziamenti e volontà non chiare di cercare un socio per continuare l’attività. Visto che a maggio scadono i contratti di solidarietà per i lavoratori», concludono le senatrici del Pd, «chiediamo al governo un intervento per cercare di chiarire la situazione e di salvaguardare i livelli occupazionali».
Sulla possibile chiusura del punto vendita di Scerne di Pineto si è svolto nei giorni scorsi un consiglio comunale aperto nel quale il consigliere regionale Luciano Monticelli, ha proposto l’acquisto della struttura da parte dei lavoratori il cosiddetto “worker buyout”. «E’ un’operazione diffusa soprattutto negli Stati Uniti dove è nata e si è diffusa, a seguito della crisi economica del 2008, ha cominciato a coinvolgere anche le nostre aziende spesso in seguito alla messa in liquidazione o al fallimento delle stesse. In questo caso i lavoratori, al fine di crearsi un’alternativa occupazionale e di salvaguardare il know how acquisito, si riuniscono in cooperativa e si propongono di prendere in affitto o acquisire l’azienda dal liquidatore o dal curatore fallimentare, a volte anche dal datore di lavoro stesso. Quando l’azienda fallisce, i dipendenti si riuniscono in cooperativa e la rilevano dalla liquidazione, utilizzando il Tfr e l’indennità di mobilità. A seguire si può attivare attorno alla nuova impresa una cintura di banche che vegliano almeno sulla prima navigazione».

