Leuzzi: cooperare significa costruire insieme

Tante testimonianze dei volontari laici e religiosi. Il vescovo: «Ora bisogna formare le classi dirigenti»
TERAMO. Il secondo giorno del convegno “Un nuovo sviluppo nel cambiamento d’epoca” è stato il momento dei racconti e delle proposte. I messaggi lanciati dai diversi attori che si occupano di cooperazione internazionale sono stati talmente forti e concreti che il rettore designato dell’università Dino Mastrocola ha proposto di far diventare quello di venerdì e sabato scorsi un appuntamento annuale.
L’università d’altronde, ha sottolineato la delegata all’internazionalizzazione Paola Pittia, si muove in diversi ambiti che ineriscono all’alta formazione, alla ricerca, allo sviluppo all’innovazione e al trasferimento di conoscenze. Una miriade di attività quelle svolte dall’istituto zooprofilattico di Teramo in Africa e illustrate da Sergio Scacchia che ha spiegato come siano importanti i controlli sugli animali: da loro le malattie si trasmettono agli uomini «pensiamo alla brucellosi o alla tubercolosi, senza contare che più animali muoiono e più c’è fame». Fondamentale, poi, «insegnare a produrre alimenti di origine animale salubri sia per il mercato interno che le esportazioni, che producono ricchezza». Apprezzato l’intervento di Gianni Melilla che ha segnalato come a livello locale, in Regione e nei Comuni, si stiano riducendo, se non azzerando, le risorse destinate alla cooperazione.
Appassionato il racconto di padre Lorenzo Valentini, dei frati minori conventuali che dal 2001 gestiscono una missione in Burkina Faso ora anche con un ospedale. Mentre il parroco di San Berardo a Teramo, Solomon Ushie ha parlato della sua terra, la Nigeria e dei meccanismi del l’immigrazione.
Anna D’Eustacchio, vicedirettore della Caritas diocesana ha illustrato le diverse esperienze dal 2014 a oggi nell’accoglienza dei richiedenti asilo a Teramo. Speculare l’intervento di don Enzo Manes, del centro missionario diocesano, impegnato in diverse attività: l’ultima è in Congo per formare tremila donne – emarginate e spesso abusare – a coltivare piantagioni di riso e mais. Poi le toccanti esperienze di quattro associazioni: Colibrì di Giulianova, Salam che opera anche a Isola, Camminiamo per l’Africa che opera con i passionisti di S. Gabriele e la Dapadu illustrata da Nadia Ntaconaygize, studentessa all’università di Teramo. Tante testimonianze, stimoli raccolti da Giorgio Marrapodi, direttore generale per la cooperazione allo sviluppo: ha assicurato che riporterà «molte sollecitazioni nelle strategie della direzione» e che ha proposto all’università di Teramo una collaborazione, partendo da una convenzione per tirocini degli studenti al ministero.
Nelle conclusioni il vescovo Lorenzo Leuzzi ha ribadito come «cooperare significa costruire insieme, non fare qualcosa per qualcuno», E ha auspicato un passo avanti: «non ci possiamo limitare alla carità samaritana, ma dobbiamo arrivare a quella intellettuale e politica, formando la classe dirigente dei Paesi africani». (a.f.)

