Leuzzi: sono qui per rimotivare la comunità ferita dal terremoto

Il vescovo racconta se stesso, dalla laurea all’incarico da cappellano alla Camera all’arrivo in città «Negli anni a Roma ho conosciuto tanta gente e ora quei rapporti li metto a disposizione della diocesi»
TERAMO. L’uomo della speranza, un appellativo dato a molti, da De Gasperi a Walesa.
Per Teramo Lorenzo Leuzzi è l’uomo che è riuscito a concretizzare la speranza di una rinascita. Leuzzi ha iniziato il suo ministero vescovile a Teramo il 20 gennaio scorso, ormai quasi un anno fa. Ha subito riunito tutti gli attori della società teramana in un convegno in cui si è messo in posizione di ascolto: ha sentito dalle loro parole le descrizioni di una città profondamente ferita dal terremoto, smarrita, ma anche desiderosa di recuperare una propria identità. E in un anno è stato motore instancabile di iniziative, incontri convegni a cui hanno partecipato primi dirigenti di ministeri che prima, forse, a malapena collocavano Teramo su una cartina geografica.
E così il vescovo, anche per i laici, è diventato un punto di riferimento. Ha trovato una collettività che si era dispersa e lui, senza proclami, tenta di ricucirla.
Quale è stato il primo impatto, che cosa l’ha colpita della comunità teramana?
«Il forte desiderio di stare insieme, di uscire dall’isolamento. Ad esempio qualche tempo fa ho incontrato i comitati di quartiere e ho percepito un forte desiderio di ripartire e di farsi parte attiva. Al mio arrivo il gruppo dei consultori (coloro che collaborano con il vescovo, ndr) mi disse che era importante preoccuparsi della ricostruzione delle chiese e di ricreare un tessuto sociale e culturale che ridesse motivazione alla comunità non solo ecclesiale ma civile. E per questo organizzammo il primo convegno in cui venne l’allora commissario alla ricostruzione Paola De Micheli, a cui parteciparono tutte le istituzioni espressione del territorio. E allora notai per la prima volta il desiderio della comunità di stare insieme».
E dopo ha creato l’osservatorio sulla città. Che futuro immagina per Teramo?
«L’avevo già creato a Roma con buoni risultati per favorire non solo il dialogo fra diversi mondi, dallo sport all’economia, ma anche per sollecitare la presenza dei cristiani nell’ambiente. A mio avviso Teramo ha potenzialità enormi, soprattutto nel settore imprenditoriale, della ricerca e accademico. Giorgio Marrapodi, direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari Esteri, presente al convegno sul volontariato in Africa, è rimasto sorpreso dalla presenza di realtà scientifiche teramane impegnate in quel continente. Credo che il futuro si giochi sulla presenza dei laici nei diversi ambienti, il cristiano che si preoccupa di far crescere l’ambiente in cui vive. E’ una responsabilità, quella di far crescere quanto ci circonda. Ed è la base della carità samaritana, della carità intellettuale e della carità politica di cui parlo nella mia lettera».
Lei è uomo di chiesa ma anche uomo di scienza. Non ha seguito un approccio canonico al sacerdozio.
«Fui ordinato sacerdote a Trani il 2 giugno 1984, giorno della festa del patrono. Ero già laureato in medicina a Bari. La specializzazione in medicina legale e delle assicurazioni la feci un anno a Bari e poi in seminario alla Cattolica. Ma, ancora prima dell’ordinazione, ero stato presidente dei giovani dell’Azione Cattolica nel 1973, non avevo nemmeno 18 anni. Ho vissuto gli anni della contestazione, per cui certe cose magari mi amareggiano, ma non mi sorprendono. Ero responsabile regionale dei giovanissimi dell’Azione cattolica, ai tempi di Mario Agnes. A Roma conobbi Vittorio Bachelet e poi ci fu la vicenda Moro, che mi toccò molto, io ero iscritto al partito. Ero all’università quando sapemmo del sequestro. Dopo aver lasciato l’Azione Cattolica, durante gli studi universitari studiavo anche teologia, in cui “miracolosamente” ho acquisito anche il titolo. Non sono mai stato fuori corso. Ai ragazzi dico che bisogna studiare e studiare. In Cattolica mi chiesero di rimanere come assistente ecclesiastico. Poi Papa Giovanni Paolo II volle creare l’ufficio della pastorale universitaria al Vicariato (Leuzzi ne fu dal 1998 il direttore, ndr): la sua prima iniziativa a Roma è stata per gli universitari, lui fu cappellano all’università di Cracovia. Tanto che poi ha istituiti i cappellani in tutte le università di Roma. Fino al grande evento del Giubileo universitario del Duemila».
Ma ha avuto anche altri incarichi dal 2010 al 2017: è stato rettore della chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio e cappellano della Camera. E’ stato anche delegato per la pastorale della sanità e nel 2012 Papa Benedetto XVI l’ha nominata vescovo ausiliare di Roma. Che ricordo ha degli anni trascorsi a diretto contatto con i parlamentari?
«Celebravo messa tutte le mattine, dal martedì al venerdì e organizzavo iniziative di formazione spirituale, pellegrinaggi, ma anche iniziative culturali. Erano presenti tutti i gruppi politici. In definitiva penso che i politici sono brave persone. Hanno delle famiglie e che fanno anche dei sacrifici. Secondo me le istituzioni vanno valorizzate, bisogna favorire la presenza di persone che siano all’altezza».
E poi è arrivato qui.
«Il vescovo deve essere a pieno titolo guida di una comunità. Quindi è importante per me fare un’esperienza piena. Penso appunto che il Papa, nel mandarmi a Teramo, volesse farmi fare un’esperienza pastorale piena. Ho avuto tante soddisfazioni a Roma, ho fatto giubilei che sembravano impensabili, come quello delle istituzioni o delle imprese».
E ha conosciuto tante persone, molte le sta portando qui per creare eventi, per fare progetti.
«Non ho mai tenuto per me ciò che può essere utile alla diocesi, per questo nei convegni ho portato mie conoscenze del Mise, del Mibact e del Miur. Se può servire, metto a disposizione quello che conosco. Ma per quanto mi riguarda non guardo indietro. La Chiesa va avanti, mica indietro».
Tante iniziative nel 2018, e nel 2019?
«Il 15 gennaio apriamo il centro teologico per laici, che proporrà corsi di formazione. Il 17 gennaio apriamo il centro di orientamento universitario e al lavoro, in cui i giovani potranno incontrare professori e imprenditori che li potranno aiutare nelle scelte di carriera. E poi lavoreremo all’organizzazione del centenario della canonizzazione di San Gabriele, che cade nel 2020. Ricordo che è in corso il pellegrinaggio della Croce nelle foranie».
Intanto qualche chiesa viene riaperta...
«Finora ne sono state messe in sicurezza 13 e a gennaio ne riapriremo altre 18. Importanti la riapertura del duomo di Atri e dell’Annunziata a Teramo. Ma ogni chiesa è importante per la comunità, penso alla grande festa a Fano o a quella di Garrufo. E a marzo saranno finiti i lavori al campanile del duomo di Teramo».
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