Leuzzi: «Teramani, ripartiamo insieme»

Ad accoglierlo non c’era la grande folla prevista. Lui invita all’unità: «Bisogna ricostruire superando la logica dell’assistenzialismo»
TERAMO. Commosso e anche un po’ intimorito «dalle aspettative forse eccessive» suscitate dal suo arrivo, come lui stesso ha confessato, Lorenzo Leuzzi ha preso possesso della diocesi di Teramo-Atri. Lo ha accolto l’applauso dei fedeli e delle autorità, riuniti in duomo, alla lettura della bolla papale che ieri alle 16.25 ha ufficialmente sancito la nomina come nuovo vescovo teramano, successore di Michele Seccia ed erede del pastorale di San Berardo. A rivolgere il primo simbolico abbraccio al pastore originario di Trani ma arrivato da Roma, dove ha esercitato finora il mandato sacerdotale ed episcopale, non c’era la folla oceanica che un’organizzazione prudente e fin troppo articolata aveva preconizzato. Il duomo non si è riempito per ragioni di sicurezza e all’esterno, davanti ai maxi schermi, durante la messa sono rimasti in pochi.
IL MESSAGGIO. L’affetto dei fedeli, comunque, non è mancato a Leuzzi che, sia ricordando la madre durante l’incontro con sacerdoti e religiosi nella chiesa di Sant’Antonio, sia evocando le parole di Paolo VI nell’omelia della solenne concelebrazione in cattedrale, non ha trattenuto la commozione affiorata nell’incrinatura della voce. Al popolo, al clero e anche alle autorità incontrate in piazza Martiri prima dell’ingresso in duomo Leuzzi ha ripetuto la stessa esortazione: «Camminiamo insieme per ricostruire». Il riferimento al terremoto che ha piegato la città è stato esplicito ed è stata questa l’essenza del messaggio che ha caratterizzato il primo giorno teramano del presule. «Non ho voluto anticipare l’arrivo con una visita preventiva», ha spiegato il nuovo vescovo, «perché volevo lasciarmi sorprendere da questa realtà com’è stata spesso sorprendente la mia vita». Leuzzi, che lascia gli incarichi di titolare della cattedra di Cittanova e di ausiliare a Roma per le pastorali sanitaria e universitaria, non ha nascosto il suo stupore per la designazione come sostituto di Seccia, trasferito in dicembre alla guida dell’arcidiocesi di Lecce. “E’ una nuova tappa della mia esistenza”, ha rivelato, “che, come le altre, non avrei mai pensato di percorrere”.
LA CERIMONIA. Dopo il prologo mattutino nel santuario di San Gabriele per l’incontro con giovani arrivati da Roma e dalla diocesi, l’esperienza teramana di Leuzzi è iniziata alle 14.30 sul piazzale del santuario della Madonna delle Grazie. Qui il vescovo ha benedetto i malati dell’Unitalsi prima di raccogliersi in preghiera all’interno della chiesa, insieme ai rappresentanti delle associazioni laicali, per affidare a Maria il suo mandato. Ai giovani e al santuario di San Gabriele è tornato il pensiero del presule anche durante l’omelia della messa solenne in cattedrale. «Vorrei che diventasse sempre più un vero laboratorio internazionale per loro», ha tenuto a evidenziare. Ai teramani «sobri e laboriosi», come li aveva definiti anche nel primo messaggio successivo alla notizia della nomina, Leuzzi ha riproposto la sfida della ricostruzione. «Ripartire insieme superando la logica dell’assistenzialismo», è l’obiettivo indicato dal vescovo, «per promuovere una nuova cultura del territorio coinvolgendo tutte le realtà ecclesiali, culturali e istituzionali». Unità e collaborazione sono state chieste dal vescovo anche ai consacrati, sacerdoti e religiosi, e agli animatori delle diverse realtà ecclesiali ai quali ha rivolto la propria «gratitudine per l’intensa attività che svolgete anche in situazioni di precarietà strutturale e organizzativa». Il benvenuto ufficiale da parte del presbiterio teramano gli è arrivato dall’arcidiacono del capitolo aprutino don Gabriele Orsini che si è rivolto a Leuzzi con le stesse parole indirizzate dalla folla a Gesù nel giorno del suo ingresso a Gerusalemme: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». L’insediamento di Leuzzi, che in apertura della messa ha ricevuto il saluto di una famiglia d’immigrati e di rappresentanti della Piccola Opera Charitas di Giulianova e della comunità “Mondo nuovo”, è stato formalizzato con la consegna del pastorale di San Berardo da parte del cardinale Agostino Vallini, ex vicario del Papa a Roma e che impartì l’ordinazione sacerdotale al presule chiamato a guidare la diocesi di Teramo-Atri. Con il porporato, ad accompagnarlo verso l’altare, c’erano il nunzio apostolico in Italia, l’arcivescovo svizzero Emil Paul Tscherring, e una decina di colleghi della conferenza episcopale abruzzese e molisana. A cominciare dal presidente Bruno Forte, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, che di fatto ha chiuso gli interventi in cattedrale prima della benedizione finale. «Ti conosco da tanti anni», ha tenuto a precisare Forte rivolgendosi a Leuzzi, «e ti dò un benvenuto pieno di affetto e volontà di sostenerti con la preghiera e con il cuore».
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