Lite Officine-Comune, un caso mediatico

10 Agosto 2016

Il circolo canta vittoria («annullata dal Tar la chiusura») ma in realtà il suo ricorso è improcedibile

TERAMO. Diventa un corto circuito mediatico il ricorso al Tar del circolo Arci Officine Indipendenti contro l’ordinanza del sindaco Brucchi con cui, nel novembre 2014, il Comune chiudeva per la seconda volta – per la durata di trenta giorni – il circolo, accusato di aver superato i limiti di legge dell’inquinamento acustico. Il presidente provinciale dell’Arci Giorgio Giannella in una nota diffusa ieri ha cantato vittoria, ricordando: «Quando il Tar sconfessava la legittimità dell’atto sul profilo formale e sospendeva l’ordinanza, il formidabile primo cittadino si dichiarava certo di averla vinta sul piano sostanziale, rimandato a un giudizio successivo. Quel giudizio c’è stato e gli ha dato torto, l’ordinanza è stata annullata».

Giannella si rammarica che il Tar non abbia disposto il risarcimento delle spese perché “impossibili da quantificare” ma sottolinea: «Resta, comunque, la soddisfazione per un pronunciamento definitivo favorevole che ci auguriamo nel suo piccolo possa fare scuola, giurisprudenza e il suo giusto effetto sull'accanimento ricevuto in questi anni».

In realtà, però, la lettura della sentenza rivela altro. Il Tar ha giudicato improcedibile la domanda di annullamento avanzata dal circolo «per sopravvenuto difetto d’interesse», in quanto annullare il provvedimento impugnato (valido per trenta giorni) «non risulta più utile per la parte ricorrente», ed ha respinto la domanda risarcitoria, compensando le spese. Peraltro, nella sentenza si legge che la sospensiva a suo tempo venne accordata ad Officine Indipendenti solo relativamente alle attività culturali, quelle cioè che non generano inquinamento acustico.

Il commento di Brucchi alla nota dell’Arci è stato sardonico: «Giannella imparasse a leggere le sentenze prima di fare queste uscite. Io continuerò a garantire la possibilità di fare eventi in questa città, ma nel rispetto di chi vuole dormire perché il giorno dopo deve andare a lavorare. Quell’ordinanza la rifarei mille volte, i cittadini che non riuscivano a dormire hanno inviato degli esposti e noi abbiamo accertato sia che è stato violato un regolamento sugli orari della musica tra i più tolleranti della provincia, sia che c’era inquinamento acustico: una relazione dell’Arta evidenziava i decibel superati».(d.v.)

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