Lite tra genitori alla partita dei ragazzi

12 Febbraio 2018

Pineto, scoppia un parapiglia sulle tribune per un padre che incita il figlio: l’arbitro sospende la gara con il Marsica calcio

PINETO. La cronaca racconta di episodi continui. In tutta Italia. Perchè l’altro volto del calcio giovanile è quello di genitori che si azzuffano sugli spalti davanti ai figli in campo. Infischiandosene di regole da rispettare ed esempi da dare. Ieri mattina è successo a Pineto dove l’arbitro ha sospeso la partita al campo Druda tra i giovanissimi del Pineto calcio e quelli della Marsica calcio di Avezzano. Lo ha fatto dopo che il portiere della squadra ospite, un ragazzino di 13 anni, ha scavalcato la rete di recinzione. Chi c’era racconta che lo abbia fatto dopo aver visto il padre e altri genitori litigare dopo che quest’ultimi lo avevano accusato di aver incitato il figlio.
Dice Roberto Giammarino, direttore generale del Pineto, una vita sui campi di calcio anche come giocatore: «E’ un atteggiamento da condannare, ma purtroppo episodi di questo genere sono sempre più frequenti tra i genitori. C’è molta esasperazione perchè tanti genitori pretendono che i loro figli siano dei campioni. Hanno atteggiamenti sbagliati e penso che in molti casi sarebbe opportuno che fossero seguiti da psicologi. Non ne hanno bisogno i ragazzini, ma gli adulti». Condanna l’episodio Roberto Panei, dirigente della Marsica calcio. «Io non ho assistito personalmente perchè non c’ero e quindi per conoscere la dinamica dei fatti aspetto il referto dell’arbitro», dice, «ma comunque siano andati i fatti resta un comportamento antisportivo. Purtroppo di episodi come questi ne avvengono tanti, con i genitori pronti a litigare davanti ai figli che giocano. Dopo aver saputo dell’episodio ho richiamato sia il genitore sia il ragazzo». Perchè i genitori dei piccoli calciatori hanno dei doveri e i bambini dei diritti. Sono stati elencati in una carta che la Federazione del calcio ha realizzato proprio per il settore giovanile. Una carta che dovrebbe essere affissa su ogni campetto. E dovrebbe finire nella sacca insieme alle scarpe, alla maglia col numero di ogni bambino. Anche se, evidentemente, niente basta a frenare le ambizioni degli adulti genitori pronti ad offendere e insultare arbitri ragazzini; a scatenano baruffe e perfino risse con papà e mamme avversari. Per fortuna non succede sempre e dappertutto. Accade anche che qualcuno si ribelli quando la misura è colma. Un paio di anni fa Alessandro Birindelli, ex giocatore della Juventus e all’epoca allenatore delle giovanili del Pisa ritirò la sua squadra per colpa delle liti scoppiate tra i genitori. O come di recente è successo in un campo della periferia romana dove, accanto alla porta d’ingresso, un dirigente esasperato ha appeso un cartello con la scritta: «Chi ha un figlio campione è pregato di portarlo a giocare da un’altra parte».
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