L’omicidio dei coniugi Masi, le nuove indagini: spunta un pezzo di verità

Il procuratore di Teramo dopo la richiesta d’archiviazione: «Un atto dovuto alla memoria delle vittime. Abbiamo fatto tutto quello che era possibile. È stata una drammatica occasionalità». Però aggiunge: «Ma è un’ipotesi non percorribile processualmente, manca chi c’era allora»
TERAMO. La memoria è responsabilità. Perché nei tempi infiniti di cold case e indagini iper raccontate nei salotti televisivi, la ricerca della verità non può essere lasciata solo ai familiari delle vittime. E se quella giudiziaria non sempre è quella storica, in questo caso da brividi che resta l’omicidio dell’avvocato Libero Masi e della moglie Emanuela Chelli, massacrati a colpi di machete nella loro villa di Nereto nella notte tra il 1° e il 2 giugno del 2005 da un assassino senza nome, 21 anni dopo il fascicolo riaperto mette insieme quelli che il codice definisce «indizi gravi e concordanti» e restituisce un pezzo di presunta verità. Con estrema chiarezza. Ne sono profondamente convinti il procuratore Ettore Picardi e il sostituto Stefano Giovagnoni nelle 15 pagine di richiesta d’archiviazione che ricostruiscono il prima e il dopo di quella notte infinita. Ma vent’anni sono tanti e mai come in questo caso il tempo trascorso è un limite insormontabile per avere una verità processuale perché non c’è più chi oggi sarebbe stato chiamato a fornire delle risposte.
Da quale elemento è ripartita la nuova indagine?
«Nel corso degli accertamenti, che sono stati davvero molto meticolosi e un plauso va sicuramente fatto ai carabinieri, sono state esplorate nuove piste che all’epoca erano state ritenute di secondo piano. Su una, in particolare, si è concentrata l’attenzione. Sapevamo che era un tentativo e sapevamo che il seguire quel percorso ci avrebbe portato a chi non c’è più. Ma ritengo che l’indagine fatta andasse portata avanti e conclusa come atto dovuto alla memoria delle vittime e come atto dovuto in uno Stato di diritto in cui l’esercizio della giustizia deve essere sempre il fine ultimo. Anche se a volte le strade per arrivarci seguono percorsi che possono apparire tortuosi e non più ancorati al momento storico dei fatti».
Tante sono state le piste seguite fino al 2010, anno della prima archiviazione. Si va da dalla rapina a una vendetta professionale. La pista seguita nel nuovo fascicolo si è rivelata quella giusta?
«Partiamo da un presupposto fondamentale: la nuova indagine non è percorribile processualmente perché alcuni protagonisti oggi non ci sono più. Ma è ben possibile che potesse essere la chiave per arrivare alla verità processuale. Non è una pista legata a questioni professionali, ma è stata una drammatica occasionalità».
La verità reale è ciò che è effettivamente accaduto. La verità processuale è la verità ricostruita nel processo attraverso prove dichiarate ammissibili e legittimamente acquisite. In questo caso, se la richiesta d’archiviazione sarà accolta, non ci saranno verità processualmente percorribili. Crede che sia stato fatto tutto il possibile?
«Abbiamo tentato di fare tutto il possibile compatibilmente con quello che è il tempo trascorso e con il fatto che determinate persone oggi non ci siano più. Certo la scienza investigativa in vent’anni ha fatto passi da gigante e molto probabilmente questo all’epoca avrebbe potuto aiutare molto, a cominciare dalle tecniche investigative usate per il tracciamento delle persone. Oggi ritengo di poter dire che abbiamo fatto quello che si doveva fare per cercare di dare delle risposte. Quest’indagine ha dimostrato che sul delitto Masi nessuno ha gettato la spugna con un dovere morale e istituzionale mai venuto meno».
Quando era sostituto procuratore ad Ascoli è stato in prima linea nelle indagini sugli omicidi di Melania Rea e Rossella Goffo, due casi risolti con condanne confermate in Cassazione. Così come il delitto dell’avvocato Antonio Colacioppo. Sa come muoversi nelle grandi storie di cronaca. In questo caso ha pensato si potesse fare di più?
«È stata una vicenda atipica nella sua estrema drammaticità e brutalità. La nostra richiesta di archiviazione sarà notificata alle parti offese, ovvero ai familiari dei coniugi Masi. Come magistrato e come uomo spero che, anche se oggi pernoi una verità processuale appare non percorribile, loro possano trovare le risposte che meritano. Anche dopo vent’anni».
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