Luna park, ricorso al Tar contro il Comune

24 Giugno 2018

Le quattro attrazioni principali, dopo l’ordinanza di sgombero, sono chiuse. «Ma non ci spostiamo»

TERAMO. Non c’è pace per la festa della Madonna delle Grazie. Risolto il problema della (parziale) inagibilità del santuario, adesso la grana dell’ordinanza di sgombero di quattro attrazioni del luna park assume le proporzioni di un braccio di ferro.
Dopo l’ordinanza del Comune che ha intimato lo sgombero di quattro attrazioni: rovinerebbero la visuale del santuario e le loro vibrazioni potrebbero mettere in pericolo la stabilità dell’edificio sacro, i titolari hanno deciso di non farle funzionare, ma non si sono mossi di un centimetro. «Per ora sono chiuse, ma speriamo di aprirle almeno a metà settimana. E questo non solo perchè perdiamo l’incasso, ma perchè viviamo quello che sta accadendo come un sopruso», spiega il preparatore del luna park Alfonso Greco, «Noi abbiamo chiesto e ottenuto le concessioni mesi fa, il terremoto c’era stato da parecchio. E ora spuntano fuori queste motivazioni. E’ peraltro per il Comune un momento particolare: il commissario prefettizio è ormai in partenza e passerà del tempo per l’insediamento del nuovo sindaco. Però noi intanto, con il fatto che le quattro attrazioni maggiori sono chiuse, attiriamo meno gente. Perdiamo migliaia di euro. Lunedì (domani per chi legge, ndr) vedremo di presentare un ricorso urgente al Tar, ma i tempi sono strettissimi: siamo qui fino al 2 luglio». I giostrai peraltro hanno incontrato ieri il priore del santuario «che si è mostrato molto disponibile e niente affatto contrario al luna park». Intanto un titolare di una delle attrazioni chiuse, Luigi Valerio, si è rivolto a un legale per valutare la presentazione di alcune denunce: «Abbiamo subito un danno materiale e di immagine, se c’è qualcuno che deve pagare, pagherà. Se il Comune vuol cambiare dopo decine di anni l’area “per gli spettacoli viaggianti” lo faccia, ma nei tempi giusti e individuandone un’altra di pari importanza. Non andremo via come se fossimo ladri». (a.f.)