Maciste, ultra Samb d’assalto «Potevano soltanto spararti»

10 Giugno 2015

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Maciste. Per la forza racchiusa in due braccia da fabbro, certo, ma pure per la generosità d’animo che porta l’eroe senza macchia a farsi paladino di ogni causa persa....

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Maciste. Per la forza racchiusa in due braccia da fabbro, certo, ma pure per la generosità d’animo che porta l’eroe senza macchia a farsi paladino di ogni causa persa. Roberto Tizi era così: sempre un passo avanti, qualche volta un passo di troppo, nella vita come sugli spalti del Riviera delle Palme e nelle mille trasferte al seguito della Samb. Roberto Tizi, per tutti Maciste.

Non aveva gli occhialoni scuri e il barbone che gli coprono il viso nelle foto da vittima, Maciste. Quelli sono comparsi nell’ultimo periodo, hanno segnato questi pochi anni vissuti lontano dallo stadio, “per diffide e problemi vari” dice chi gli è stato sempre vicino. Gli ultras lo ricordano con il viso rasato, i capelli scuri tenuti compatti all’indietro da una dose abbondante di gelatina, la voce arrocata da cori e sigarette, un cobra tatuato sull’avambraccio sinistro, il volto sempre scoperto. Con quel fisico lì - il tronco di un toro su due gambe esili esili - travisarsi con la speranza di nascondersi nel mucchio sarebbe stata fatica sprecata. E non era tipo da nascondersi, Maciste.

Sempre in prima fila. Come a Cesena, con la pattuglia di sambenedettesi andati a dar manforte ai riminesi in un derby elettrico. Radio curva racconta di tafferugli violenti e di Maciste che, da solo, partì alla carica e si fece valere. Arrivò la diffida che lo allontanò dagli stadi, ma non dagli amici rossoblù del Fermano.

Aveva uno piccolo striscione bianco, la compagnia di tifosi che ogni domenica arrivava compatta al Riviera. “Onda d’Urto sez. Petritoli” è stato sia in Curva Nord, dove la casa madre dettava legge, che nei distinti, accanto al Vecchio Fronte, proteso verso il settore ospiti, trincea di quel mondo in miniatura che è uno stadio. Se scoppiava la scintilla, Maciste c’era. A San Benedetto, a Lanciano, a Teramo, a Napoli, a Cava dei Tirreni...

«Solo sparandoti a tradimento, potevano fermarti» scrive commemorandolo un amico di allora. Faccia a faccia, a mani nude, non ce n’era per nessuno. (l.t.)