Madre e figlia sfrattate tornano a dormire in auto

La vicenda non ha ancora uno sbocco positivo, il Sicet Cisl accusa il Comune di «ritardi incomprensibili». Di Bonaventura: «Non possiamo fare disparità»
TERAMO. Da quattro mesi sono senza casa. Non ha trovato ancora uno sbocco positivo la triste vicenda di Gabriella Scipioni e della figlia Valeria, sfrattate da un alloggio popolare di via Cavour in ottobre e costrette a dormire anche in macchina per non restare in strada. Il loro allontanamento forzato dall’abitazione in cui vivevano da anni è stato determinato dall’applicazione di una circolare del ministero dell’Interno che lo scorso autunno ha imposto una stretta contro l’occupazione abusiva di appartamenti di proprietà pubblica. Gabriella e Valeria, non avendo più titolo a restare in quella casa, sono state costrette dunque a fare le valige senza però avere un altro posto dove andare. Dopo alcune notti in auto sono state accolte da parenti in una sistemazione comunque precaria. Da mercoledì, infatti, le due donne sono tornate a dormire in auto. Lo fa sapere il Sicet Cisl, il sindacato degli inquilini che ha portato il caso all’attenzione del Comune e torna a chiedere un’abitazione per Gabriella e sua figlia.
«Uno sfratto eseguito disordinatamente e ingiustamente», ricorda il presidente dell’organizzazione sindacale Antonio Di Berardo, facendo rilevare che il fascicolo per individuare una sistemazione alternativa da offrire alle due donne è nelle mani del dirigente del settore Lavori pubblici dell’amministrazione cittadina Remo Bernardi. «Ormai sono passati quattro mesi di lunga e ansiosa attesa», sottolinea il sindacalista, «ma ancora non si vede alcuna risposta valida nonostante le rassicurazioni del sindaco». Il Sicet Cisl, ribadendo la delicatezza della vicenda, esprime la propria «indignazione e preoccupazione dinanzi ai ritardi e lentezza burocratica da parte dell’ufficio». Di Berardo, che adombra dubbi su scelte «contro ogni buon senso» da parte dell’amministrazione, definisce incomprensibili le lungaggini burocratiche che impedirebbero di sbloccare la situazione «dopo la tanta sbandierata volontà del primo cittadino di risolvere questa emergenza». Dal presidente del sindacato inquilini parte dunque un ulteriore appello al sindaco Gianguido D’Alberto e all’assessore alle politiche della casa Valdo Di Bonaventura. «Chiediamo un forte impegno affinché si risolva definitivamente il problema di Gabriella Scipioni e della figlia», conclude Di Berardo, «che vivono nella più assoluta precarietà».
Secondo Di Bonaventura, però, il problema non è burocratico ma di rispetto delle regole. «L’assegnazione di case deve seguire la graduatoria anche in casi di emergenza», spiega, «altrimenti si crea disparità di trattamento». Per Gabriella e Valeria, comunque, il Comune ha individuato un alloggio in via De Albentiis che, in quanto non rientrante nel patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica, può essere loro assegnato. «L’immobile però necessita di interventi», conclude l’assessore, «che vanno conclusi tra molte difficoltà».
A seguito dell’appello del Sicet l’amministrazione ieri sera ha diffuso una nota nella quale sottolinea che «sin dal suo insediamento, spesso oltre le proprie specifiche competenze – anche in conseguenza di scelte adottate dal Governo e da altri livelli istituzionali che rischiano di aggravare lo stato delle cose – ha avviato una serie di procedure ed atti tesi a dare risposte o individuare percorsi per affrontare le tante situazioni eccezionali che quotidianamente vengono rappresentate al sindaco e agli uffici».
Il Comune aggiunge di essere «in prima linea», ricorda che «dopo sette anni ha fatto ripartire il bando per l'emergenza abitativa», fa sapere che mercoledì «in un incontro in Prefettura è riuscito a bloccare alcuni sfratti a carico di cittadini» e aggiunge: «Va ricordato che ogni assegnazione di case-parcheggio, pur sempre limitate rispetto alle esigenze, deve rispondere a precisi requisiti di equità sociale previsti dalla norma e non all’arbitrarietà del pubblico amministratore».(g.d.m.)
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