Maggioranza compatta su Di Sabatino

18 Dicembre 2015

Respinta la mozione di sfiducia al presidente, il voto finisce 19-12. Micheli, capogruppo di Fdi-An, con l’opposizione

TERAMO. La maggioranza si rifà il trucco e respinge l'assalto dell'opposizione al presidente del consiglio comunale Milton Di Sabatino. Sono 19 i voti con cui la mozione di sfiducia nei suoi confronti, proposta da Paola Cardelli e firmata anche da Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale ma non da Gianluca Pomante, viene bocciata in aula. All'appello mancano il sottoposto al giudizio dell'urna, che per correttezza resta nel suo ufficio lasciando la conduzione della seduta al consigliere anziano Franco Fracassa, e Domenico Sbraccia che diserta lo scranno di Fdi-An. Il suo capogruppo Raimondo Micheli tiene la barra a dritta e vota la sfiducia insieme all'opposizione, confermando di fatto la fuoriuscita dalla maggioranza. Per lui non è questione di nome, «non si tratta di un fatto personale, ma politico», spiega, «avrei votato così anche se il presidente fosse stato un altro». In maggioranza, secondo Micheli, non c'è più la destra. «E' solo di centro», spiega, «qui vedo tanti renziani e dalfonsiani».

Dall'altra parte dell'aula è Gianluca Pomante a sottrarre il suo voto all'opposizione, che si ferma a 12, rimpinguando la quota a favore di Milton Di Sabatino. «Non ho ancora capito le motivazioni di questa sfiducia», spiega il consigliere, secondo cui neppure i firmatari della mozione «si sono messi d'accordo sulle ragioni di questa iniziativa». Pomante accusa il Pd di aver «cavalcato la tigre» e la maggioranza di essersi fatta allettare alla possibilità di rimettere in gioco una poltrona. Si dichiara all'opposizione di entrambi gli schieramenti e opta per il no alla defenestrazione del presidente.

A illustrare i motivi che ispirano la sfiducia è Paola Cardelli che taccia Di Sabatino di slealtà, faziosità e atteggiamenti doppiopesistici del tutto in contrasto con il proprio ruolo al di sopra delle parti. Il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto rincara la dose mettendo il dito «nella ferita» che fin dall'inizio ha segnato l'incarico del presidente. «Si tratta di una figura mai condivisa ma solo organica e funzionale alla maggioranza», osserva, «tanto che è bastata la presentazione della mozione per togliere un tassello e creare lo sconquasso politico nel centrodestra», Per il grillino Fabio Berardini il "subbuglio" creato dal pericolo di qualche franco tiratore è comunque una sconfitta per il sindaco Maurizio Brucchi.

La maggioranza, però, seda le fibrillazioni per l'annunciato azzeramento della giunta e mostra in aula il volto migliore di cui dispone al momento. Giambattista Quintiliani (Futuro in) si dice «sdegnato» da un'iniziativa che si fonda su argomentazioni «risibili» e definisce fisiologica la dialettica interna al suo schieramento, mentre Pasquale Tiberii (Ncd) se la prende con il Pd per il sostegno fornito a una mozione secondo lui priva di fondamento. «Non partecipo all'imboscata», annuncia Alfonso Di Sabatino Martina, «la politica non si fa sulle rivendicazioni personali o con le infingardie, ma con il coraggio delle proposte e anche della rottura». Anche Brucchi definisce la mozione offensiva e spara a zero contro il Pd che avrebbe accoltellato alle spalle Giovanni Cavallari bloccando la sua candidatura a sindaco. «Forse abbiamo sbagliato gli equilibri», spiega, «ma non abbiamo imposto nessuno».

Milton Di Sabatino schiva la sfiducia ma non è felice. «Questa vicenda ha fatto male a me e alla mia famiglia», conclude, «il mio incarico è sempre stato nelle mani del sindaco».

Gennaro Della Monica

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