Mai pagato il premio Covid: si apre il confronto in Regione

19 Luglio 2022

«L’istituto non è stato autorizzato a riconoscere le risorse aggiuntive, i sindacati chiedono un tavolo In cassa ci sono 600mila euro da distribuire tra i 150 lavoratori impegnati nell’emergenza pandemica

TERAMO. Il premio Covid ai lavoratori dello Zooprofilattico non è mai arrivato, anche se i soldi sono in cassa, e per sbloccare uno stallo diventato tragicomico – l’ultimo appello mediatico sul tema risale al dicembre scorso – i sindacati hanno chiesto l’apertura di un tavolo di confronto in Regione.
Nella lettera – indirizzata ai presidenti e agli assessori alla sanità delle Regioni Abruzzo e Molise, vista la natura interregionale dell’istituto e firmata da Fp Cgil, Uil Fpl e Fials oltre che dalla rappresentanza sindacale unitaria – si ricorda innanzitutto il nocciolo della questione: «L’Istituto è stato escluso dalla Regione dal confronto sindacale per il riconoscimento delle risorse aggiuntive previste dai contratti nazionali di settore». In sostanza, senza questa autorizzazione della Regione, lo Zooprofilattico di Teramo non può assegnare ai dipendenti i soldi del premio: si tratta di 600mila euro, che sono stati già accantonati nel bilancio e che dovrebbero essere divisi tra i circa 150 lavoratori dell’istituto che a vario titolo sono stati impegnati nell’emergenza Covid.
Proprio su questo impegno, definito «straordinario», la lettera dei sindacati si concentra in modo particolare. «Sono stati analizzati», si legge, «più di 676mila tamponi di cui 15mila sequenziamenti; sono stati attivati specifici e tempestivi servizi ai cittadini (help desk e il servizio di refertazione attivo tutti i giorni); per garantire il referto entro max 24h il personale ha reso il servizio su tre turni fino alle ore 24 di ogni giorno per due anni in reperibilità h24 e ciò, nel momento in cui è saltato il sistema di tracciamento, ha indubbiamente arginato il dilagare della pandemia; la struttura, con mezzi propri, è stata completamene asservita alle necessità delle strutture pubbliche sanitarie e al territorio; il ministero della Salute ha riconosciuto l’Istituto quale ente disponibile all’esecuzione dei tamponi per la diagnosi Covid-19 per comprovata capacità analitica, nell’impiego continuativo e significativo di tecniche diagnostiche applicabili, dotato di strutture adeguate per il contenimento biologico; la Regione Abruzzo ha formalizzato la richiesta di inserimento dell’Istituto tra i laboratori di analisi Covid-19; l’Istituto ha primeggiato a livello nazionale per il numero di tamponi positivi sequenziati per il monitoraggio delle varianti del virus il che ha posto l’Abruzzo come la Regione italiana più virtuosa per numero di tamponi sequenziati rispetto al numero di tamponi positivi».
Insomma, accusano i sindacati, «il personale ha sostenuto il peso della pandemia e la Regione lo ha ringraziato escludendolo dalla redistribuzione delle risorse aggiuntive e negandogli il riconoscimento del premio Covid (fondi propri dell’Istituto!). I lavoratori dell’Istituto ci hanno messo l’impegno, il sacrificio e l’orgoglio di aver contribuito a garantire la salute dei cittadini e attendono con forza, quantomeno, di essere trattati alla stregua degli altri lavoratori della sanità. Queste organizzazioni sindacali ritengono fondamentale, specie in questo momento storico, che il lavoro vada difeso e, con esso, il potere di acquisto dei salari e che le competenze debbano essere valorizzate anche economicamente. Per questo, si vorrebbe dare alle Regioni la possibilità di trasformare gli elogi pubblici più volte espressi nei confronti del personale dell’Istituto in atti concreti».
La lettera si chiude così: «Si resta in attesa di sollecito riscontro alla presente onde evitare soluzioni sindacali di maggiore impatto».
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