Malata di Sla, il marito sospende il digiuno di protesta

5 Luglio 2016

TERAMO. Termina positivamente dopo dieci giorni lo sciopero della fame di Tonino Serafini, marito di Liliana Paolizzi, malata di Sla e attaccata ad un respiratore automatico. L’uomo, affiancato e...

TERAMO. Termina positivamente dopo dieci giorni lo sciopero della fame di Tonino Serafini, marito di Liliana Paolizzi, malata di Sla e attaccata ad un respiratore automatico. L’uomo, affiancato e sostenuto da altri cittadini che hanno familiari gravemente malati, lo scorso 24 giugno aveva smesso di mangiare e prendere i medicinali per la pressione per protestare contro la paventata riduzione dell'assistenza infermieristica che viene fornita da un programma dell’Asl. «Mi ha telefonato la responsabile del progetto per annunciarmi che non ci sarà più nessun taglio e che sono state chiamate tre nuove infermiere, specializzate nell’assistenza dei malati di Sla, che affiancheranno gli altri già attivi», ha detto Serafini, raccontando la chiamata ricevuta ieri mattina. A dare il via allo sciopero della fame era stata la comunicazione ricevuta dalla famiglia giovedì 23 giugno di un dimezzamento dei giorni di assistenza infermieristica, per via delle nuove disposizioni europee che richiedono agli infermieri un riposo di 11 ore tra due turni e l'impossibilità di reclutare altro personale. In questo modo sarebbe venuto a mancare il servizio fornito quotidianamente dagli operatori che si occupano di medicare e disinfettare il foro praticato nella trachea dei malati di Sla per facilitarne la respirazione. «Sabato 25 giugno non è venuto nessuno ad assisterci, ma poi, durante la settimana in cui abbiamo attuato lo sciopero della fame, non hanno più sospeso il servizio, forse per lo scalpore suscitato dalla vicenda», ha detto Serafini, e ha concluso: «L'assistenza infermieristica è fondamentale, non solo per mia moglie ma per tanti altri malati di Sla, che non muoiono per la sclerosi laterale amiotrofica in sé ma per le infezioni – e quella alla trachea è tra le peggiori. Non si possono prendere decisioni che mettono a rischio la vita delle persone. In ogni caso, tutto è bene quel che finisce bene».

Chiara Di Giovannantonio

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