Malati di cancro in pista all’autodromo

1 Marzo 2019

Domenica alcuni pazienti del day hospital del Mazzini si cimenteranno sulle auto da corsa in Umbria

TERAMO. E’ iniziata con una biblioteca di reparto, tanti anni fa, l’umanizzazione del day hospital di oncologia. E ora, dopo concerti, gite e teatro è arrivata allo “Sport therapy day”.
Domenica dieci malati di cancro in cura a Teramo e dieci in cura a Perugia – in quello che a tutti gli effetti è un gemellaggio fra i due reparti – passeranno, con le famiglie, una giornata all’autodromo di Magione, in Umbria. E faranno anche dei giri di pista sulle macchine da corsa. «Tutto è nato da un’idea di una mia paziente di Perugia, Debora Broccolini, che è anche pilota di auto da turismo», spiega il primario dell’oncologia teramana, Amedeo Pancotti, che a sua volta è pilota, «e abbiamo pensato di far provare l’ebbrezza della pista ai malati e ai loro familiari. Tutto questo avverrà all’autodromo di Magione, sul lago Trasimeno. Le macchine da corsa, che non hanno il sedile del passeggero, verranno modificate per far salire accanto al pilota un’altra persona. Il malato indosserà la tuta e il casco». E così in breve tempo “Sport therapy day” è diventata un evento nazionale in collaborazione con l’autodromo stesso e gli Automobile club di Teramo, Perugia e Terni.
Ma non basta: durante la giornata all’autodromo si terrà anche un raduno del club Ferrari di Perugia e nelle auto che sfrecceranno in pista ci sarà posto per i malati e i loro familiari. Alla fine dell’intensa mattinata, un buffet da 200 persone con le varie autorità. E’ prevista la presenza dei presidenti dell’Aci e dei rappresentanti di varie associazioni del settore, dall’Ubi racing al Pt racing, al Club Abarth di Teramo, a quelle da sempre vicine al reparto del Mazzini: la teramana Genius Loci e l’ascolana Hozho. Il gruppo teramano partirà in pullman dal Mazzini alle 6,30 di domenica. I proventi dell’iniziativa saranno devoluti ai reparti di oncologia diretto da Pancotti e a quello di Perugia, diretto da Fausto Roila. «E’ questa una delle iniziative per far sì che il paziente oncologico non trovi un muro fra se e il terapeuta, ma sia accolto in un ambiente familiare», conclude Pancotti, «E’ questo il primo step terapeutico. Per quanto mi riguarda il sentire l’altro come un fratello ti aiuta anche nelle scelte, che spesso non sono solo freddamente scientifiche ma che derivano anche dal cuore». E nell’umanizzazione rientra anche l’utilizzo del casco refrigerante Paxman nel day hospital del Mazzini: nel 90% dei casi ha evitato la caduta dei capelli a chi si sottopone a chemio. (a.f.)
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