Maltratta la moglie incinta, anche il figlio di 3 anni parte civile

TERAMO. Lo sguardo di un bambino non è mai indifferente a quello che succede tra i genitori. Soprattutto quando vede il papà picchiare la mamma. Per gli psicologi è «violenza assistita», per il...
TERAMO. Lo sguardo di un bambino non è mai indifferente a quello che succede tra i genitori. Soprattutto quando vede il papà picchiare la mamma. Per gli psicologi è «violenza assistita», per il codice penale un’aggravante. E se nelle aule di tribunale i fatti inseguono una loro verità, almeno giudiziaria, un’altra storia di maltrattamenti in famiglia racconta di un bambino di tre anni ammesso come parte civile nel processo che ad aprile si aprirà per il padre. Il caso è quello della donna picchiata dal marito al nono mese di gravidanza, chiusa in mutande sul balcone, continuamente maltrattata.
Ieri l’ex marito è stato rinviato a giudizio dal gup Marco Procaccini che ha ammesso la costituzione di parte civile sia della donna in proprio sia quale esercente la responsabilità genitoriale sul minore (la donna è assistita dagli avvocati Gianni Falconi e Giuseppina Di Masssimo). La violenza assistita solo da qualche tempo in Italia è diventato un reato con un riconoscimento pubblico codificato parallelamente al diffondersi delle norme contro la violenza sulle donne.
Nel 2013 l’articolo 61 numero11 quinquies del codice penale, dopo la Convenzione di Istanbul, ha stabilito che c’è violenza assistita non solo quando il minore vede e vive direttamente sul genitore le percosse, gli insulti e le minacce, le sofferenze cui l’altro è esposto, ma anche se queste violenze, pur non avvenendo direttamente innanzi agli occhi del minore sono da lui conosciute attraverso la percezione dei suoi effetti. Il caso finito davanti al gip Procaccini è nato da un’inchiesta del pm Silvia Scamurra che nell’ avviso di conclusione ha scritto: «All’ultimo mese di gravidanza e tre giorni prima che partorisse, spintonava la moglie contro un armadietto facendole sbattere la testa; poi a seguito di un banale litigio la chiudeva fuori dal balcone non prima di averla costretta a togliersi i pantaloni e quindi a rimanere sul balcone esposta al pubblico con i soli slip».(d.p.)
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