Maltrattata dall’ex e depressa: non c’è posto nella casa protetta

9 Agosto 2024

Mamma di quattro figli in fuga dopo la denuncia del compagno violento che ha picchiato lei e i ragazzi Ospitata in una casa famiglia con due adolescenti, gli altri vanno in un’altra struttura con la nonna

TERAMO. La solitudine fa male quanto le botte e le minacce: le rafforza, ne attutisce il rumore, affievolisce la speranza delle vittime di uscire dall’isolamento e dalla spirale di violenza. E ci pensa la forza della cronaca a raccontare quanto ciò sia drammaticamente vero per chi fugge dalla brutalità di un marito, un compagno, un fidanzato, un ex. Con i segni nel fisico e nella psiche che diventano stati d’ansia, depressioni, disagi psichici. Come in questo caso: una mamma teramana di quattro figli minorenni che dopo aver denunciato il marito violento ed essere fuggita di casa non ha trovato posto in una casa protetta né abruzzese né italiana perché «affetta da depressione». Poco importa se la depressione è una conseguenza dei maltrattamenti visto che tra i criteri di esclusione che le case protette si sono date a livello nazionale c’è anche quello del disagio psichico.
Per lei ospitalità in una casa famiglia, e quindi non protetta, e in una condizione ancora più difficile: visto che non è stato possibile trovare una casa famiglia che potesse ospitare lei i quattro figli è stato necessario disporre in una struttura la collocazione di mamma e due figli e in un’altra struttura quella degli altri due minorenni che per non essere lasciati soli in una situazione di questo genere hanno potuto contare sulla presenza della nonna materna (anche lei più volte minacciata dal compagno della figlia) che, proprio su richiesta dell’autorità giudiziaria, ha lasciato la propria abitazione per trasferirsi in una casa famiglia e stare vicino ai due nipoti. Una vicenda, questa, che ha visto impegnate nella ricerca di strutture sia la Procura teramana (che dopo la denuncia della donna ha avviato le procedure per chiedere l’arresto dell’uomo per cui il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento alla donna con braccialetto elettronico) sia la Procura per i minorenni visto che all’uomo è stata sospesa la responsabilità genitoriale. Perché ci sono casi, come questi, che lasciano tracce emotive anche in chi è abituato a trattarne di simili tutti i giorni. E che rappresentano al peggio l’incapacità di affrontare i problemi con una visione unitaria delle cose. Questo in un Paese in cui maltrattamenti e violenze domestiche denunciate e raccontate sono la minuscola punta di un iceberg con cui non si riesce ancora a fare i conti nonostante nuove leggi (il rafforzamento del Codice Rosso dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin) e una maggiore consapevolezza.
In questo caso la donna ha trovato il coraggio di denunciare dopo anni quando il compagno ha cominciato a picchiare anche i figli: «Vi mando tutti in ospedale, vostra madre la uccido anche se poi mi faccio trent’anni di carcere». Per l’uomo, un 47enne residente in un centro della Val Vibrata, è stato disposto il divieto di allontanamento da moglie e figli con il braccialetto elettronico. La donna ha raccontato anni di violenze sottolineando, così si legge in un passaggio dell’ordinanza «di essere terrorizzata da lui e di temere realmente di essere uccisa». Secondo la denuncia i maltrattamenti sarebbero andati avanti dal 2010 con l’uomo che più volte avrebbe violentemente picchiato la donna mettendole anche le mani al collo, si legge sempre nell’ordinanza, «giungendo quasi a strangolarla». Sempre secondo la denuncia quando i bambini erano più piccoli l’avrebbe picchiata in loro presenza e successivamente avrebbe alzato le mani anche contro i figli.
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