Mamma denuncia: «Per mio figlio disabile niente fisioterapia»

Ragazzo con una tetraparesi non trova posto nei centri di riabilitazione La donna: «Liste di attesa anche di un anno, non sappiamo che fare»
TERAMO. Lei è la mamma di un ragazzo di vent’anni nato con una tetraparesi spastica. Ha imparato sulla propria pelle cosa significhi vivere con la disabilità tra quotidianità e ostacoli burocratici.
Ma come tutte le mamme non si mai arresa anche se questa volta l’amarezza prevale su tutto. Perché suo figlio non riesce a trovare un posto in un centro di riabilitazione per fare fisioterapia dopo che la Asl teramana ha stabilito per lui la necessità di sottoporsi a tre sedute settimanali. «L’azienda sanitaria è stata sollecita e ha fatto tutto quello che doveva fare», racconta M.S., «ma nei quattro centri di riabilitazione a cui mi hanno indirizzato mi hanno detto che ci sono liste di attese molto lunghe. Addirittura di un anno. E mio figlio, che non cammina, cosa deve fare?».
La donna racconta come fino a questo momento per suo figlio c’è stata una terapia domiciliare con fisioterapista pagato personalmente. «Adesso questo non è più possibile», racconta, «perché io non posso permettermi di pagare trenta euro a seduta. Così ho fatto richiesta e devo dire che l’apposita commissione della Asl è stata molto sollecita. Ma poi i tempi di attesa di cui mi hanno parlato in questi centri mi hanno fatto letteralmente cadere le braccia. Mio figlio è un ragazzo di vent’anni che ha bisogno di fare fisioterapia soprattutto in questo periodo dopo che ha avuto ulteriori problemi. Dopo l’ok arrivato dall’azienda sanitaria, che ripeto ha fatto tutto in tempi brevi, ho cominciato a telefonare ai quattro centri convenzionati che mi sono stati indicati ma tutti mi hanno detto che in questo momento non c’è una disponibilità attuale e che ci sono delle liste di attesa lunghe. In un caso, addirittura, mi hanno parlato di un anno». Così conclude la donna: «è veramente assurdo che un ragazzo che non cammina con una patologia di notevole gravità debba aspettare tutto questo tempo per poter fare della fisioterapia che per lui è indispensabile. Continuerò a lottare, a telefonare, a protestare. Ma davvero tutto questo non è giusto per lui e per noi familiari».(d.p.)
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