Manca l’agibilità, chiusa la comunità terapeutica

Dopo l’ispezione dei Nas e della Asl il sindaco ordina la sospensione dell’attività del centro di recupero: gli ospiti saranno trasferiti a giorni
TERAMO. I Nas accertano la mancanza di agibilità e carenze igieniche e il sindaco di Cellino chiude la comunità di recupero per tossicodipendenti. Secondo i carabinieri, che in questo periodo stanno facendo controlli in tutte le comunità in Abruzzo, sarebbero stati trovati letti vecchi ed arruginiti, bagni piccoli e sporchi con muffa sulle pareti. I militari del comando regionale antisofisticazione, diretti dal capitano Domenico Candelli, hanno riscontrato anche l’assenza di aree in cui eseguire i percorsi di cura e la mancanza di una vera e propria cucina. Secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri alcuni alimenti sarebbero stati preparati con fornelli da campeggio. I militari, inoltre, hanno contestato ai gestori la mancata comunicazione dei dati degli ospiti alle autorità di pubblica sicurezza. Al momento nella struttura sono presenti tre giovani che stanno scontando pene alternative e per il cui trasferimento si è in attesa dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza. «Io sono intervenuto come autorità sanitaria», dice il sindaco di Cellino Giuseppe Del Papa, «dopo la comunicazione del Nas. Dopo aver fatto personalmente un controllo, ho subito allertato il servizio Sian dell’Asl che ha fatto le opportune verifiche e rimesso un rapporto».
Il decreto di chiusura è stato notificato alla Asl lunedì scorso, dopo l’ispezione avvenuta il 7 maggio, e nei prossimi giorni i vertici dell’azienda presenteranno richiesta al giudice di sorveglianza per il trasferimento dei tre tossicodipendenti – che sono ancora nel centro di Cellino – in un’altra struttura. Probabilmente sarà quella gestita dal Cled ad Atri, che fra le quattro presenti nel territorio della Asl, sicuramente non ha problemi nè alle strutture nè dal punto di vista amministrativo.
Al di là di problemi strutturali risolvibili, sulla struttura gestita dalla cooperativa sociale di Penna Sant’Andrea Roger pesa l’assenza del certificato di agibilità. La storia “amministrativa” della comunità di Cellino è lunga e piena di ostacoli. «La comunità è ospitata in una struttura rurale antica per cui quando fu costruita non era necessaria l’agibilità», spiega Valerio Profeta, direttore del dipartimento di assistenza sanitaria territoriale della Asl, «lo stabile venne preso in affitto originariamente dalla Provincia, che poi lo trasferì a noi dopo l’autorizzazione della Regione. Il certificato di agibilità non è mai stato consegnato alla Asl e nel frattempo il proprietario è deceduto e gli eredi non ne hanno traccia. La struttura, inoltre, era a norma con i criteri di accreditamento stabiliti dalla legge del 1997, che però vennero cambiati con quelle successive. A questo punto la Asl chiese alla Regione i fondi per adibire uno stabile semi-ultimato a Cellino a nuova sede della comunità. Fu fatta la gara d’appalto e vennero acquistati i mobili, ma a fine 2009 cambiarono le norme antincendio. Erano necessari altri lavori, che la Asl decise di fare con fondi propri. Ma dal 2011 per legge la Asl non poteva più usare fondi del proprio bilancio per questi scopi. Nel 2013 questo blocco è stato rimosso, il cantiere è stato consegnato all’impresa. Però è stata necessaria una perizia variante: lo stabile nel frattempo si era ammalorato e aveva subito atti vandalici. I lavori dunque sono ripresi un mese fa e la nuova sede sarà pronta a fine anno, inizi del prossimo».
Ora il rapporto dei Nas e ancor di più quello del dipartimento di prevenzione della stessa Asl hanno creato una situazione di emergenza. Tantopiù che gli otto operatori della cooperativa Roger rimarranno senza lavoro e senza stipendio fino a quando la comunità non sarà trasferita nella nuova sede. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

