Manca un documento: bloccato l’investimento con posti di lavoro

17 Novembre 2022

Colosso franco-belga acquista all’asta un capannone a Sant’Atto Dopo sei mesi non ha ancora il decreto di assegnazione dal tribunale

TERAMO . Non bastano sei mesi per entrare in possesso di un capannone acquistato all’asta. È la storia di ordinaria lentezza burocratica in cui è incappata una multinazionale franco-belga che ha deciso di investire nel Teramano e rischia di pentirsene amaramente. Sì perché la Dirickx Italia, azienda leader in Europa nella produzione di reti elettrosaldate, è rimasta impigliata nelle maglie di procedure farraginose che, unite alla cronica carenza di organico del tribunale fallimentare, le impediscono di crescere come vorrebbe. Il disagio per un progetto di sviluppo che ha comportato già investimenti per dieci milioni di euro, occupa circa 25 lavoratori e punta a svilupparsi ulteriormente, ma stenta a farlo per problemi che nulla hanno a che vedere con questioni produttive o di mercato, sta tutto nelle parole dell’amministratore delegato Antonio Laudadio.
«È difficile spiegare una situazione del genere a investitori che arrivano da un Paese nordeuropeo», osserva il dirigente che due anni fa è stato l’artefice dell’apertura del primo stabilimento di Dirickx Italia. Il Teramano e in particolare il nucleo industriale di Sant’Atto non rappresentavano la collocazione strategica ideale per il colosso franco-belga. «Qui però c’erano le competenze necessarie per investire partendo da zero», sottolinea Laudadio e così la casa madre si è decisa a sbarcare in provincia. All’acquisto di un primo capannone di 2.100 metri quadri, con terreno circostante per eventuale espansione, sono seguiti l’attivazione di tre linee di saldatura, l’allestimento di un nuovo impianto con tecnologie all’avanguardia – costato da solo tre milioni – e l’avvio della realizzazione di un’ulteriore struttura destinata alla produzione. La Dirickx, insomma, fa sul serio e sopratutto non ha tempo da perdere: ha puntato su questo territorio e intende sfruttare appieno le potenzialità che offre. Per questo, a maggio, partecipa all’asta per un altro capannone di 3.400 metri, più una palazzina uffici di 600 metri, con cui ampliare l’attività. Si tratta di un investimento da altri 1,7 milioni che l’azienda concretizza senza aspettare l’ultimo avviso proprio per non lasciarsi sfuggire l’opportunità. «L’azienda in sostanza ha speso 900mila euro in più di quello che poteva essere il prezzo più vantaggioso», tiene a evidenziare il dirigente, «pur di potersi allargare e dare seguito al progetto di sviluppo». È a questo punto, però, che il percorso si blocca. Passano i mesi e il decreto di assegnazione dell’immobile non arriva. «L’attività è congestionata per la mancanza di spazi», osserva Laudadio, «finora abbiamo ottenuto ospitalità da parte di altre aziende, movimentando migliaia di tonnellate di materiali con aggravi di spese, ma ci sono seri problemi a mantenere la fluidità produttiva». Nella sezione fallimentare del tribunale è rimasto un solo giudice e questo ha inciso sul rallentamento della procedura. I sei mesi di attesa rischiano, però, di compromettere i piani del gruppo, anche perché non è prevedibile la data in cui il decreto sarà firmato. «Questa è la principale incognita che ci troviamo davanti», ribadisce l’amministratore delegato, «ma chi investe ha bisogno di certezze sulle procedure, altrimenti diventa difficilissimo andare avanti».
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