Mare inquinato dai fiumi, i vongolari preparano denunce

Il Cogevo sul caso Tortoreto: «Danni gravi alla categoria perché nessuno fa attività di prevenzione ambientale»
TORTORETO. Anche i vongolari nella crociata contro l’inquinamento dei fiumi. E la declassazione temporanea del tratto di mare di Tortoreto per la raccolta di molluschi potrebbe ora sfociare in una richiesta di risarcimento alle istituzioni. «La carenza di attività istituzionali a tutela dell’ambiente marino vanifica tutti i nostri sforzi, dalla raccolta differenziata in mare al fermo tecnico, dal fermo volontario e dai limiti alle giornate di pesca a quelli quantitativi», argomenta il Cogevo del presidente Giovanni Di Mattia, il consorzio che rappresenta i vongolari abruzzesi e che ora si è affidato ad un avvocato per valutare possibili azioni legali, ricevendo anche la solidarietà di Federpesca.
L’ordinanza firmata dal sindaco Alessandra Richi a seguito del ritrovamento su un carico di vongole raccolte a Tortoreto di una concentrazione doppia rispetto al solito di batteri escherichia coli, del resto, colpisce soprattutto loro, i produttori. «Il declassamento del tratto di mare di competenza di Tortoreto da zona A a zona B comporta il sostenimento di maggiori costi che restano in carico ai singoli operatori di pesca, i quali non possono procedere alla vendita diretta dovendo adottare procedure di depurazione. Ne consegue che il danno subito dall’intera categoria, viene ulteriormente aggravato essendo questa già fortemente penalizzata dalla sottrazione di 7 km di costa nella zona protetta del Cerrano», spiegano prima di attaccare duramente le istituzioni: «Le modalità di tutela dell’ambiente marino da parte della pubblica amministrazione sono le prime responsabili dei danni alla filiera delle vongole. L’ordinanza emessa dal sindaco di Tortoreto, seppure tuteli giustamente il diritto primario alla salute, dovrebbe essere rimedio ultimo da postergare alla necessità di tutela del mare attraverso attività di prevenzione dell’inquinamento. La problematica di eventuale presenza di batteri deve essere risolta a monte e non soltanto a seguito di prelievi da parte dell’autorità sanitaria. Occorre investire a priori nella bonifica dei tratti fluviali con costruzione di depuratori efficienti ed adeguati alla portata delle acque del territorio». Poi il Cogevo continua, prendendosela anche con gli ambientalisti: «La categoria dei pescatori viene puntualmente attaccata dagli ambientalisti, che omettono di considerare quali siano invece i reali fattori che espongono a rischio l’ambiente marino: inquinamento e carenza di cautele e controlli da parte della pubblica amministrazione».
Luca Tomassoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA

