Maria beve per paura: «Non denuncio, lo amo»

30 Giugno 2017

E Paola dopo essere stata accoltellata ha la forza di dire basta: «Ora sono libera»

TERAMO. Carmela Di Sante racconta due storie di donne. In un caso di una donna che si è liberata dal persecutore. Nell’altro la speranza è che lo sia presto.
E’ la storia di Maria (il nome è di fantasia) che si presenta al pronto soccorso con il marito. Maria è ubriaca, ma è anche chiaramente stata malmenata. Lui dice al personale che bisogna curarla perchè ha bevuto. E a chi gli dice che la donna ha segni di percosse risponde che l’ha strattonata per fermarla, per staccarla dalla bottiglia. Maria invece racconta un’altra storia: da tempo il marito la picchia e lei cerca di annullare la paura bevendo. Al personale del pronto soccorso del Mazzini che le domanda: “Perche non lo denunci?” lei candidamente risponde: “Perchè gli voglio bene”. «Non è l’unico caso di donna che sopporta le botte e non denuncia perchè dice di non voler rovinare il partner», osserva Di Sante. Ora Maria e il marito continuano a stare insieme. Lui le mena ancora, lei forse un giorno troverà il coraggio di lasciarlo.
La seconda storia è a lieto fine. Inizia come le altre. Una donna, che chiameremo Paola, arriva al pronto soccorso con un taglio al braccio. Le assegnano un codice verde, dice di essere caduta su delle pietre. Il personale le fa notare che è un taglio netto, difficilmente compatibile con il tipo di caduta raccontato. Paola ammette di essere stata maltrattata: «Ma non voglio dire chi è stato». Il personale le chiede: «E’ un coltello?». «Sì», risponde Paola, «ma è un coltello da cucina». Dopo un po’, opportunamente sollecitata, Paola racconta che è stato il suo ex, che la perseguita da tempo.
«E’ importante fare le domande appropriate, al momento giusto, si tratta di persone provate, non bisogna mai dimenticarlo», sottolinea Di Sante. Paola però non vuol dire il nome dell’aggressore. «A quel punto le ho detto che non potevamo rischiare che l’ammazzasse, che mi sarei sentita responsabile se fosse accaduto», ricorda il medico, «così abbiamo fatto una segnalazione alla polizia. All’uomo è stato fatto un ammonimento, ed è bastato, non si è avvicinato più. Qualche tempo dopo è tornata a ringraziarci. Ha detto “Sono rinata, adesso finalmente posso vivere”. E’ stato un bellissimo momento, a livello umano e professionale». (a.f.)
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