Mario Ciaccia si difende dal giudice e spunta l’ombra sul vecchio stadio

27 Novembre 2021

Nelle intercettazioni tra i fratelli riferimenti al progetto con il Superbonus per rifare il Comunale Il pm di Roma: «Spregiudicate condotte degli indagati». Oggi c’è l’udienza di convalida per Davide  

TERAMO. I passaggi obbligati di un fascicolo giudiziario scandiscono la cronaca insieme al contenuto delle prime intercettazioni messe nero su bianco a corredo del decreto di fermo che ha portato in carcere i fratelli Mario e Davide Ciaccia, i due nuovi patron del Teramo calcio. Intercettazioni che allungano ombre sui progetti di recupero del vecchio stadio comunale annunciati dai due meno di una settimana fa. «Noi rimettiamo a posto tutto col Superbonus...cioè io voglio presentare un’operazione da 20 milioni di euro» dice Davide a proposito del vecchio stadio in una telefonata. Chiaro il pm Francesco Marinaro che nel decreto di fermo ha scritto: «Le spregiudicate condotte degli indagati stanno producendo la progressiva acquisizione di beni immobili di enorme valore e prestigio e di rilevanti aziende alberghiere in prestigiose località termali così contaminando sensibilmente il tessuto imprenditoriale e le regole della concorrenza su cui si fonda l’economia».
Ieri pomeriggio a Roma udienza di convalida con il 51enne Mario che si è difeso davanti al giudice respingendo le accuse e il magistrato che si è riservato sulla convalida. Questa mattina alle 9 udienza per il 54enne Davide rinchiuso nel carcere di Ascoli Piceno: udienza che si svolgerà da remoto davanti al gip del tribunale di Teramo Lorenzo Prudenzano per rogatoria con gli atti che saranno trasmessi a Roma. È ipotizzabile che anche Davide Ciaccia, fermato mentre si trovava a Teramo, non si avvalga della facoltà di non rispondere visto, tra l’altro, che i due sono difesi dagli stessi legali, gli avvocati Gianluca Tognozzi e Giorgio Martellino. La linea difensiva, dunque, potrebbe essere la stessa per entrambi i fermati.
E con il passare delle ore si delineano i contorni della maxi inchiesta della Procura romana che conta 21 indagati tra cui la mamma dei due imprenditori e un notaio, commercialisti, architetti, ingegneri e tantri altri. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato all’autoriciclaggio fino all’indebita compensazione.
Ipotesi di reato, quest’ultima, che per la Procura è il fulcro: secondo le contestazioni del procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e del sostituto Marinaro i due imprenditori romani avrebbero usato indebitamente i crediti fiscali riconosciuti sino al 110% per lavori di efficientamento energetico e antisismico di immobili privati o gestiti da onlus mai in realtà mai eseguiti. I ristori del Superbonus, dunque, avuti senza requisiti con i soldi usati per comprare alberghi, immobili e il 60% delle quote della Teramo calcio ora sotto sequestro.
Prima di essere fermati due stavano per concludere una maxi vendita di immobili a Roma, uno storico complesso in via Sicilia dove una volta c’era la sede del Teatro delle arti. Il 27 ottobre vengono intercettati mentre scherzano sul fatto «che l’acquisto della squadra di calcio del Teramo sta creando più scalpore mediatico dell’operazione di via Sicilia». E per la Procura romana non è da escludere che una volta incassati i soldi di questa maxi operazione uno dei due fratelli con residenza a Montecarlo avrebbe potuti lasciare l’Italia.
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