Marito a giudizio: imponeva alla donna calendario del sesso

L’accusa: «Segnava i rapporti per stabilire la frequenza» La moglie è caduta in depressione e ha tentato il suicidio
TERAMO. I lividi invisibili delle violenze psicologiche segnano le vite e spesso fanno più male di quelle fisiche. La Cassazione, nei suoi svariati pronunciamenti sul tema dei maltrattamenti familiari, lo ha più volte messo nero su bianco sancendo questo principio con una giurisprudenza ormai sterminata. Quello che la cronaca giudiziaria racconta è solo l’ennesimo di una lunga sequela di casi con un marito finito a processo per maltrattamenti psicologici sulla ex accusato, tra le altre cose di calendarizzare i rapporti sessuali per imporre un numero sotto cui la donna non poteva scendere. Chiaro quello che scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio: «Esercitando anche durante l’intimità di coppia gravi pressioni psicologiche annotando sul calendario la frequenza con cui avvenivano i rapporti sessuali al fine di monitorarla e minacciandola, qualora fossero diminuiti, di trovarsi un’amante». L’uomo, un quarantenne, è stato rinviato a giudizio dal gup Marco Procaccini al termine dell’udienza preliminare in cui la donna coetanea si è costituita parte civile.
Secondo l’accusa (fascicolo del pm Enrica Medori), l’uomo attraverso ripetute condotte di denigrazione, violenza verbale e vessazioni di carattere economico avrebbe sottoposa la donna a maltrattamenti psicologici continui tali da portarla anche a tentare il suicidio. Tra gli episodi contestati, oltre a quello del calendario, la Procura cita l’imposizione di lui a lei «di non acconciarsi i capelli a treccia poiché era l’acconciatura che portava la madre di lei». E ancora, si legge nel capo d’imputazione, «imponendo alla vittima il look da indossare non tenendo affatto in considerazione il volere e la personalità della donna; gestendo in maniera unilaterale e soggettiva le finanze della famiglia prelevando all’insaputa della convivente somme di denaro dal conto corrente cointestato. Conto che poi provvedeva a cambiare alfine di intestarlo unicamente alla sua persona e quindi impedite alla convivente di aver un ruolo nelle vicende economiche di coppia». L’uomo è difeso dall’avvocato Mario Del Principe, la donna è assistita dall’avvocato Monica Passamonti che dichiara: «I maltrattamenti psicologici fanno più male di quelli fisici così come da tempo sancito dalla giurisprudenza».
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