Marito padrone chiude la moglie in casa

A processo un 55enne teramano accusato di maltrattamenti. Un altro a giudizio per aver picchiato la ex davanti ai figli
TERAMO. I Codici rossi che si susseguono nelle Procure servono a scandire il presente. Per il passato (recente) ci sono gli obbligati passaggi giudiziari a fare la cronaca di maltrattamenti e violenze in famiglia. Come gli ultimi due casi arrivati in udienze preliminari con altrettanti mariti teramani rinviati a giudizio per fatti avvenuti nel 2018. In un caso con la pesante accusa di aver costretto la moglie a rimanere in casa, a non vedere amici e ad allontanarsi dalla propria famiglia d’origine.
L’uomo, un 55enne teramano, è stato rinviato a processo dal gup Roberto Veneziano. La moglie, nel frattempo diventata ex, sarà parte civile. A giudizio andrà anche un altro marito teramano, un uomo di 30 anni , accusato di aver picchiato più volte la ex davanti ai bambini piccoli. In un caso di averla schiaffeggiata anche davanti a una sua amica durante una festa di compleanno dei piccoli. Per entrambi le accuse dovranno essere provate nel corso dei dibattimenti che si apriranno ad aprile e maggio.
Ambienti e generazioni diverse, storie che si ripetono. Nel caso dell’uomo di 55 anni la moglie, da cui nel frattempo si è separato, lo accusa di averla maltrattata fisicamente e psicologicamente negli ultimi dieci anni di convivenza. «Inizialmente solo psicologicamente», ha raccontato la donna, «ma poi anche con schiaffi e pugni con cui mi colpiva ogni volta che litigavamo». Litigi continui, soprattutto negli ultimi tempi della convivenza, soprattutto per delle questioni economiche. Sempre secondo l’accusa costringendola a interrompere ogni rapporto con il mondo esterno, facendola rimanere in casa, obbligandola a non vedere amici e costringendola a non frequentare la sua famiglia d’origine che lui non voleva vedere. Stesso scenario nell’altro caso: quello della coppia di trentenni con lui accusato di picchiare la donna davanti ai due figli piccoli. Secondo la ricostruzione della Procura in questo caso l’uomo avrebbe in più occasioni anche minacciato di morte la donna costringendola a interrompere ogni rapporto con la sua famiglia d’origine che vive fuori regione. In una occasione l’avrebbe picchiata, mandandole in ospedale e accusandola di avergli preso dei soldi: accusa, secondo la donna, assolutamente falsa. «Esercitando, in tal modo», si legge nel capo d’imputazione, «nei confronti della consorte e dei figli minori autoritarismo e volontà di sopraffazione idonei a rendere la convivenza familiare particolarmente dolorosa».(d.p.)
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