Marito violento a processo: «Ti taglio la gola, sei morta»

21 Ottobre 2023

La donna, in una casa protetta con la figlia, è parte civile. L’uomo ai domiciliari Interrogato il 32enne accusato di aver picchiato la moglie credendola incinta

TERAMO. I numeri continuano ad essere da bollettino di guerra, soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge 69 del 2019, nota come Codice rosso a tutela delle donne e di chi deboli subisce violenze, atti persecutori e maltrattamenti. I fascicoli che ogni giorno approdano nelle aule di giustizia sono sempre di più e per capire quale possa essere la portata del fenomeno basta il ruolo di un’udienza penale: su dieci procedimenti più della metà riguarda maltrattamenti.
L’ultimo caso è quello di un uomo residente a Teramo rinviato a giudizio per aver picchiato la compagna davanti alla figlia piccola, averla cacciata fuori casa dicendole che aveva trovato un’altra campagna, averla minacciata di morte. La sua frase: «Se torni a casa ti taglio la testa» è riecheggiata ieri mattina nel processo in corso davanti al collegio presieduto dalla giudice Claudia Di Valerio. In aula sono stati sentiti i testi della Pubblica accusa a cominciare dai poliziotti che intervennero dopo la richiesta di aiuto della donna lasciata fuori casa. La donna, rappresentata dall’avvocato Domenico Giordano, si è costituita parte civile. Lei e la sua bambina attualmente si trovano in una casa protettta.
I fatti, secondo l’accusa della Procura, sono avvenuti tra il 2019 il 2022. Nel corso di uno degli episodi di maltrattamento l’uomo avrebbe afferrato la donna per i capelli scaraventandola a terra, provocandole lesioni giudicate guaribili in venti giorni. «Dopo averla afferrata per i capelli e gettata a terra», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «mediante violenza e minaccia consistita nel proferirle le frasi “Se torni a casa ti taglio la testa” o “Sei morta”, costringeva la donna ad uscire di casa, minacciandola di non fare più rientro in quanto ormai aveva trovato un’altra compagna».
E ieri mattina si è svolto l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice del 32enne albanese residente a Torricella che è stato arrestato con la pesante accusa di aver picchiato la moglie credendola incinta per farla abortire. L’uomo è accusato anche altri maltrattamenti avvenuti davanti ai tre figli piccoli. L’operaio, difeso dall’avvocato Nello Di Sabatino, ha ammesso l’episodio delle botte e ha negato gli altri maltrattamenti.(d.p.)
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