Martinsicuro, due assolti per i container alla Veco

Il legale rappresentante e il direttore dei lavori erano finiti a processo con l’accusa di aver violato norme paesaggistiche, per il giudice “il fatto è tenue”
MARTINSICURO. Si è chiuso con l’assoluzione dei due imputati il processo per 12 container collocati all’interno dell’azienda Veco in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico e, secondo l’accusa, senza la necessaria autorizzazione. Erano finiti a processo Anna Vecchiotti, nella sua veste di legale rappresentante della Veco, difesa dall’avvocato Guglielmo Marconi, e Tiziano Napoletani, nella sua veste di direttore dei lavori, difeso dall’avvocato Mario Consorti. Lunedì il giudice onorario di tribunale Belinda Pignotti ha pronunciato sentenza di assoluzione per tenuità del fatto. «Nel caso specifico», commenta l’avvocato Mario Consorti, « la difesa dei due imputati ha insistito sul fatto che il posizionamento dei container era avvenuto per mitigare il rumore delle lavorazioni in un’area già industrializzata e, quindi, non poteva certo provocare un danno di particolare rilevanza al paesaggio».
I due erano finiti sotto processo perché, si legge nel capo d’imputazione, «nelle loro rispettive qualità su area sottoposta a vincolo paesaggistico e segnatamente dichiarata di notevole interesse pubblico senza la necessaria autorizzazione paesaggistica della competente Soprintendenza ai Beni Culturali collocavano 12 container in modo da creare una parente composta da quattro colonne ognuna di tre container». I fatti risalgono a luglio 2016 quando un parere della Soprintendenza dei beni paesaggistici aveva evidenziato che quei container posizionati nell’area interna dell’azienda come schermi fonoassorbenti fossero « di forte impatto nell’area per dimensioni e aspetto formale». Dopo tale parere il Comune di Martinsicuro aveva emanato un’ordinanza in cui dava 30 giorni alla Veco per rimuovere i container. Ordinanza inviata per conoscenza sia alla Soprintendenza che alla Regione che con una determina dirigenziale aveva diffidato la Veco a proseguire l’attività in difformità a quanto disposto dall’Aia ( l’autorizzazione ambientale). In particolare la Regione aveva sostenuto che l’azienda doveva riposizionare i container come disposto nel piano di risanamento acustico «sigillando i punti di contatto dei vari container che devono essere chiusi su sei lati». Contro tali decisioni i vertici della Veco avevano presentato un ricorso al Tar per ottenere la sospensiva. Successivamente il processo iniziato nel novembre scorso e concluso lunedì con la sentenza di assoluzione per i due imputati.
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