Martinsicuro

Martinsicuro, scoperto rifugio dei tossici: «Va chiuso e bonificato»

3 Febbraio 2026

L’ex politico albense Pantoli e il consigliere di Martinsicuro Giansante in allarme: «Abbiamo trovato giacigli, siringhe e rifiuti». Segnalazioni a carabinieri e sindaci

MARTINSICURO. «Ho incrociato una vecchia conoscenza, un uomo ormai consumato dalle sostanze. Tra una parola e l’altra mi ha trascinato nel suo mondo, svelandomi la mappa dei luoghi dove lui e gli altri vanno a sballarsi». Renato Pantoli ci è andato in quel luogo. Lo ha fatto da ex operatore sociale impegnato nell’affrontare la tossicodipendenza e poi da politico albense insieme al consigliere comunale a Martinsicuro e in Provincia Luciano Giansante. I due si sono trovati davanti così immagini raccapriccianti, un rifugio a Villa Rosa per tossici e spacciatori segnalato ai carabinieri. «Una sedia, una coperta arrotolata e sporca. Tutt’intorno, i resti di bivacchi, lattine accartocciate, pacchetti di sigarette, tante e tante siringhe con resti di carta d'alluminio», racconta Pantoli. Il rudere è situato dopo il ponte che collega Alba Adriatica a Villa Rosa. Qui i tossici delle due città vengono a consumare sostanze stupefacenti. «È un locale diroccato e abbandonato occupato da tossicodipendenti che lo usano per bucarsi, disseminato di siringhe usate e rifiuti. Questo è ciò che abbiamo trovato», raccontano Pantoli e Giansante che ora vogliono far emergere la situazione nei rispettivi consigli comunali, «insieme abbiamo effettuato un sopralluogo nel manufatto in questione».

Giansante, che ha già provveduto a segnalare la situazione alla stazione dei carabinieri di Martinsicuro, si farà portavoce nei confronti del sindaco Massimo Vagnoni e dell’amministrazione. L’obiettivo è sollecitare un intervento urgente di bonifica e messa in sicurezza dell’area degradata e frequentata dai tossicodipendenti. «Insieme abbiamo deciso di lanciare un appello accorato alla politica, ai partiti che spesso si perdono in sterili discussioni», afffermano i du, « è ora di affrontare seriamente questo problema con provvedimenti rapidi ed efficaci. È necessario fornire supporto concreto alle famiglie in difficoltà, creare luoghi dove poter ricevere aiuto e informazioni e costruire una rete di sostegno per chi vive queste drammatiche situazioni. È fondamentale promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione per affrontare il problema con consapevolezza. Ci faremo portavoce nei nostri rispettivi consigli comunali di proposte concrete da sviluppare nel nostro territorio». Pantoli e Giansante non immaginavano cosa nascondesse quel riparo in degrado dove si materializza il disagio prima che il cosumo di eroina. È un luogo frequentato da tossici locali e qualcuno dalle Marche. Prima si acquista nelle piazze dello spaccio e poi si va lì a “bucarsi”, però anche in quel rudere si vende droga. La zona non è illuminata, risulta ben nascosta dai rovi e dalla vegetazione spontanea, facilmente raggiungibile con tutti i mezzi. Intorno un tappeto di sporcizia, siringhe usate, contenitori di metadone e l’occorrente per preparare la droga da iniettare nelle vene.

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