Marà respinge le critiche: «La pietra era da studiare»
GIULIANOVA. Sulla pietra incisa rinvenuta in contrada Casale e su ciò che è stato scritto al riguardo, il presidente della sezione Archeoclub Marco Marà vuole fare chiarezza per sgombrare il campo...
GIULIANOVA. Sulla pietra incisa rinvenuta in contrada Casale e su ciò che è stato scritto al riguardo, il presidente della sezione Archeoclub Marco Marà vuole fare chiarezza per sgombrare il campo dalle polemiche. Innanzitutto il responsabile dell’associazione sottolinea che il ritrovamento è avvenuto sul ciglio della strada adiacente alla proprietà Cerasi. Marà al riguardo precisa: «Sulla scorta delle norme tecniche della variante del 2008 al piano regolatore la striscia di terreno interessata è considerata ‘zona di rispetto’ e, quindi, una pertinenza a vantaggio della pubblica amministrazione».
Lo stesso presidente sottolinea che nell’occasione del ritrovamento, in perfetta buonafede, ha comunque interessato la proprietà chiedendo informazioni senza trovare alcuna difficoltà in merito al recupero della pietra. Marco Marà aggiunge, inoltre, di aver portato a conoscenza della scoperta la soprintendenza archeologica e il Comune di Giulianova proprio per entrare in possesso di maggiori certezze sulla pietra in questione. Il presidente dell’Archeoclub conferma di aver pubblicato il rinvenimento sul sito dell’associazione, ma di aver messo in evidenza che il presunto reperto era da considerare come «presumibilmente riferibile ad una epoca romana» e che lo stesso, prima di essere datato con certezza o giudicato autentico, doveva passare al vaglio degli esperti della soprintendenza. Lo stesso Marà insiste nel dire che la parola “presumibile” è stata usata proprio per indicare la mancanza di certezza immediata. «Il reperto», precisa il presidente. «è sembrato originale anche se mostrava chiari segni di intervento umano attraverso utensili ad alimentazione. In particolare nella parte bassa del carattere inciso e nel cappello della diagonale sinistra. Come se», aggiunge il responsabile dell’Archeoclub, «si dovessero rimarcare i tratti originali erosi dal tempo». Su quel pezzo, secondo Marà, ci sarebbero molte altre sfumature da accertare e sarà cura degli organi competenti emettere un giudizio qualificato e definitivo sulla storicità o meno della pietra.
Marco Marà tiene a precisare di non essere un archeologo improvvisato, ma si definisce solo un appassionato che s’impegna per la cultura, la storia, l’arte e le tradizioni del proprio territorio. «Tutto questo si chiama passione», conclude il presidente dell’Archeoclub, «e non può essere confuso con altro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

