Mastromauro: «Arboretti sbaglia sul piano spiaggia»

GIULIANOVA. L’ex sindaco Francesco Mastromauro torna con un nuovo capitolo di “Operazione verità”, la campagna d’informazione che sta portando avanti dallo scorso marzo. E stavolta il suo bersaglio...
GIULIANOVA. L’ex sindaco Francesco Mastromauro torna con un nuovo capitolo di “Operazione verità”, la campagna d’informazione che sta portando avanti dallo scorso marzo. E stavolta il suo bersaglio non è l’amministrazione comunale, bensì il gruppo di opposizione del Cittadino governante. Mastromauro intende “correggere” il leader della minoranza in consiglio Franco Arboretti, il quale, sostiene l’ex sindaco, «in questi giorni ha diffuso un comunicato in cui introduce elementi inesatti e fuorvianti sul piano spiaggia». Per tale ragione lo invita a sostenere l’osservazione da se stesso presentata unitamente all’ex assessore Archimede Forcellese a difesa delle spiagge libere già previste nel vecchio piano demaniale comunale e che insistono sulla porzione di arenile del lungomare monumentale. «Il consigliere Arboretti», afferma l’ex primo cittadino, «appare confuso quando chiede che sul tratto di arenile del lungomare centrale siano previste spiagge libere: dimentica infatti che a Giulianova vige dal 2015 un piano demaniale marittimo che prevede già quello che lui chiede, ovvero tre spiagge libere in quella zona, di cui una di 32 metri fra gli stabilimenti Novavita e Venere, oltre al 25% di tratti a libera fruizione sull’intero arenile». Secondo Mastromauro, la variante al piano spiaggia adottata dall’amministrazione Costantini cancellerebbe alcune spiagge libere, in particolare quelle incluse nel tratto centrale, accorpandole alle concessioni private limitrofe senza un regolare bando di assegnazione, «determinando con ciò, un illecito amministrativo». Mastromauro conclude sottolineando l’impossibilità di recuperare spiagge libere attraverso il taglio delle concessioni con fronte mare superiore a 100 metri, come previsto nella variante dell’amministrazione Costantini, che quindi risulterebbe «viziata nella sua interezza e passibile di impugnazione dinanzi alla giustizia amministrativa». (s.g.)

