Mastropietro e il marito non rispondono

27 Maggio 2017

Hanno preferito sottrarsi all’interrogatorio. Parlano invece i fratelli Scarafoni. Spunta il caso dell’ex scuola Acquaviva 

GIULIANOVA. Scena muta davanti al giudice. Hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere e sia Maria Angela Mastropietro, dirigente del Comune di Giulianova, che il marito, l’imprenditore Stefano Di Filippo, coloro che al momento sembrano i principali indagati dell’operazione Castrum, l’inchiesta su appalti e corruzione al Comune di Giulianova che ha portato martedì scorso all’esecuzione di otto arresti su un totale di 25 persone indagate. Avrebbero invece risposto alle domande del gip Domenico Canosa, i fratelli Andrea e Massimiliano Scarafoni, interrogati anche loro nel carcere teramano di Castrogno assistiti dal loro difensore, l’avvocato Gennaro Lettieri. Dalla scarse notizie trapelate, sembra che i due fratelli imprenditori avrebbero risposto a tutte le contestazioni mosse dagli inquirenti, fornendo la loro versione dei fatti, in un interrogatorio fiume che si sarebbe protratto per oltre sei ore.
Diversa, al momento, la strategia difensiva dei coniugi Mastropietro e Di Filippo, entrambi ingegneri, assistiti dall’avvocato Guglielmo Marconi, i quali hanno preferito non sottoporsi all’interrogatorio del giudice, forse in attesa di avere maggiore chiarezza sul quadro accusatorio imbastito dai pubblici ministeri Luca Sciarretta e Andrea De Feis. Un quadro molto complesso, un mosaico di circostanze relative a presunte richieste di denaro o altre utilità - come incarichi e consulenze alla società amministrata di fatto da Di Filippo e dalla moglie o appartamenti in complessi edilizi di nuova costruzione - in cambio di facilitazioni da parte dell’ufficio urbanistica e lavori pubblici del Comune di Giulianova diretto dalla Mastropietro per le autorizzazioni edilizie. Una serie di accuse che vanno dal falso, alla corruzione per attività contraria ai doveri di ufficio, alla tentata corruzione, perché non sempre - secondo gli inquirenti - la Mastropietro e il marito sarebbero riusciti nel loro intento per il rifiuto delle persone alle quali avrebbero avanzato le proposte corruttive.
Come sarebbe avvenuto nel caso del piano di recupero della ex scuola elementare Acquaviva in viale Orsini e la costruzione di un complesso residenziale costituito da due fabbricati da realizzare in via Thaon de Revel, interventi localizzati entrambi nella zona centrale di Giulianova Lido. Secondo le accuse, la dirigente Mastropietro avrebbe promesso alla società proprietaria della ex scuola e a quella titolare della richiesta di costruzione in via de Revel - entrambe riferite allo stesso gruppo imprenditoriale- di sbloccare l’iter edilizio e urbanistico, incagliato da tempo, in cambio della somma di 24mila euro più Iva quale pagamento per due consulenze del marito per le pratiche edilizie relative ai due interventi. Consulenze specifiche e mirate, che Di Filippo avrebbe potuto fornire grazie al fatto che la moglie gli avrebbe messo a disposizione i documenti custoditi nell’ufficio da lei diretto. L’imprenditore, però, avrebbe rifiutato la proposta e il tentativo di corruzione sarebbe andato a vuoto. Tra l’altro, per quanto riguarda la ex scuola elementare Acquaviva, la società proprietaria dell’edificio, acquistato dal Comune per circa due milioni e mezzo di euro, con l’assicurazione da parte dell’ente pubblico che l’area poteva essere recuperata e valorizzata, si è trovata di fronte all’incagliamento della pratica anche per la mancanza del parere della Soprintendenza ai beni culturali dell’Aquila. Dopo avere richiesto l’accesso agli atti, ritenuto che da parte dei due enti ci sarebbero state delle inadempienze, l’impresa ha citato sia il Comune che la Soprintendenza davanti al tribunale dell’Aquila, presso il quale la causa è ancora pendente. La citazione al tribunale è stata fatta nella seconda metà del 2015, mentre il tentativo di “aggiustamento” proposto dalla Mastropietro sarebbe avvenuto nel 2014.
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