Mastropietro rischia un processo bis

Otto nuove richieste dei pm: ci sono gli imprenditori Scarafoni con la madre e il presidente del consorzio Lido delle Palme
GIULIANOVA. C’è la lottizzazione delle Palme, ma anche e soprattutto la ristrutturazione di quel campo Castrum che ha dato il nome ad una delle più sfaccettate inchieste sulla corruzione nel Teramano. Alla vigilia del processo scaturito dal giudizio immediato per gli otto finiti in carcere e ai domiciliari, la Procura chiede il giudizio per gli indagati del filone bis dell’inchiesta. Perchè è chiaro che in una maxi indagine complessa, con alle spalle oltre due anni di intercettazioni ambientali, telefoniche e svariate consulenze, gli stralci scandiscono i tempi e “vivisezionano” il fascicolo giudiziario. Come nell’inchiesta Castrum dove, a chiusura del filone bis, se ne profila anche un terzo.
Per ora si chiude quello bis in cui si contestano reati che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio, dalla falsità ideologica alla concussione. I pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta chiedono un nuovo processo per il dirigente comunale Maria Angela Mastropietro (ora sospesa), per il marito Stefano Di Filippo, per gli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni per cui il 15 dicembre ci sarà la prima udienza per Castrum (processo in cui sono imputati insieme all’ex assessore comunale Nello Di Giacinto, l’ex presidente di Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista, il funzionario tecnico Asl Carmine Zippilli e il 46enne di Isernia, collaboratore della società di De Filippo, Sergio Antonilli).
Ma nella nuova richiesta di rinvio a giudizio i pm mettono anche i nomi di Ennio Di Saverio, nella sua veste di presidente del consorzio Lido delle Palme, del geometra Guerino Di Saverio e di Ida Scarponi, madre dei fratelli Scarafoni. Quest’ultima per un presunto abuso edilizio che i pm le contestano nella veste di comproprietaria di un edificio insieme ai figli. Ma è sulla lottizzazione delle Palme che si concentra l’attenzione. Scrivono i magistrati nell’avviso: «Maria Angela Mastropietro accettava dai corruttori Ennio Di Saverio, presidente del consorzio “Lido delle Palme” e Filippo di Giambattista, nipote di Ennio Di Saverio, entrambi proprietari di quote di terreni ricompresi nel comparto di lottizzazione, la promessa dell’affidamento di un appalto del valore di circa 3.000.000.00, che sarebbe stato stipulato dal consorzio Lido delle Palme con la società Rima di fatto gestita da Maria Angela Mastropietro e Stefano Di Filippo, avente ad oggetto la realizzazione previste nel predetto piano di lottizzazione».
Sostiene la Procura che il dirigente Mastropietro abbia compiuto «atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambito del procedimento amministrativo relativo al piano di lottizzazione Lido delle Palme tra i quali atti afferenti la procedura espropriativa, non ancora terminata, da lei intrapresa nei confronti di Alfonso e Giulio Pagliericci (due proprietari di aree che hanno fatto ricorso al Tar contro il piano di lottizzazione (ndr); indicazioni fornite ai progettisti del piano di lottizzazione di apportare modifiche progettuali idonee ad accrescere le capacità edificatorie dei proponenti a favorire una più agevole approvazione del progetto da parte della competente Soprintendenza e a rendere meno efficaci i motivi di opposizione alla suddetta lottizzazione dei fratelli Alfonso e Giulio Pagliericci, unici proprietari contrari alla lottizzazione».
Alla Mastropietro, inoltre, si contesta anche il fatto di aver escluso una ditta da una procedura negoziata per fornitura e posa del manto in erba sintetica per il campo sportivo Orsini- Castrum. Ditta che si era aggiudicata l’appalto dei lavori di costruzione di un capannone di Castellalto per un importo di 700mila euro e che, sostiene l’accusa, aveva fatto fuori dall’affidamento l’impresa del marito della Mastropietro. Ora la parola passa al gup.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

