Maxi spaccio di cocaina, pene per 11 anni

10 Febbraio 2018

In quattro patteggiano e altrettanti finiscono a processo: la droga veniva ceduta tra Teramo, Bellante e Sant’Omero 

TERAMO. Quattro patteggiamenti per circa undici anni e altrettanti rinvii a giudizio definiscono processualmente l’inchiesta su un maxi spaccio di droga, soprattutto cocaina, tra Teramo, Bellante e Sant’Omero. Con tanto di cessioni di cocaina ed hascisc anche a minorenni, spesso nel parcheggio esterno dell’ospedale di Sant’Omero.
Ieri mattina a scegliere il rito alternativo davanti al gup Mauro Pacificio sono stati gli albanesi Xhemalai Namik, che ha patteggiato una pena ad 1 anno e 10 mesi; Xhemalai Xeni, che ha patteggiato 2 anni, pena sospesa; Ardian Kamberi, che ha patteggiato 3 anni e 6 mesi e Giulio Candeloro, di Sant’Omero, che ha patteggiato 3 anni ed 8 mesi (tutti assistiti dagli avvocati Nello Di Sabatino e Federica Benguardato). Nel corso della stessa udienza preliminare il giudice ha rinviato a giudizio quattro persone, tra cui alcuni familiari di coloro che hanno patteggiato. Per loro il processo inizierà a maggio davanti al tribunale in composizione collegiale.
Gli arresti scattarono esattamente un anno fa, al termine di una complessa e articolata inchiesta firmata dal pm Andrea De Feis che all’epoca chiede ed ottenne le ordinanze di custodia cautelare dal gup Roberto Veneziano. I primi due cittadini albanesi vennero arrestati vicino a Novara dove si trovavano per motivi di lavoro, mentre gli altri tra Teramo e Sant’Omero.
Nelle indagini soprattutto intercettazioni ambientali e telefoniche. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura dietro la frase «Viene papà», pronunciata al telefono, si celava il via libera alla fornitura di cocaina o hascisc, a seconda dell'ordine. Il traffico scoperto dai carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Teramo avrebbe fruttato nel corso dell'ultimo anno circa 300mila euro di ricavi. L'inchiesta, partita seguendo gli spostamenti dei tre albanesi, si era ben presto estesa al coinvolgimento del 42enne di Sant’Omero, ma anche agli altri quattro indagati tra albanesi e italiani.
Per mesi i militari avevano seguito le loro mosse con tanto di intercettazioni telefoniche e ambientali. E da quest’ultime, in particolare, sarebbero emersi numerosi episodi di cessione immortalate da alcune telecamere di videosorveglianza sia in città che a Sant’Omero.
Fondamentali nella ricostruzione del modus operandi sarebbero state le testimonianze dei tantissimi clienti che, secondo la Procura, nel corso degli anni si sarebbero rivolti ai quattro. Che agivano tra Teramo, Bellante e Sant’Omero, con una sorta di spartizione del terreno e delle zone in cui piazzare le varie sostanze stupefacenti che di volta in volta venivano cedute.
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