Medici di base, è allarme: «A rischio in provincia le unità di cure primarie»

Previsti 751 pensionamenti e 161 nuovi ingressi nei prossimi 7 anni Antonacci (Fimmg): «La Regione sostenga forme associative»
TERAMO. Il calo progressivo del numero dei medici di base mette a rischio il sistema delle Unità complesse di cure primarie. A lanciare l’allarme è Valentina Antonacci, segretario provinciale della Fimmg, il principale sindacato dei dottori di famiglia, dopo l’audizione di qualche giorno fa di fronte alla commissione sanità della Regione. Il confronto, alla presenza dell’assessore Nicoletta Verì e del direttore del dipartimento regionale per l’assistenza territoriale Claudio D’Amario, è stato incentrato sulla necessità di garantire continuità assistenziale sul territorio provinciale. I dati presentati da Antonacci dicono che, nel giro di sette anni, in Abruzzo lasceranno l’attività 751 medici di base e ne entreranno in servizio appena 161, con un saldo negativo di 590 operatori. Proprio su queste cifre, dunque, si concentra il pericolo evidenziato dalla rappresentante sindacale.
«In previsione degli imminenti pensionamenti dei medici di medicina generale», evidenzia Antonacci, nella veste anche di vice segretaria regionale della Fimmg, «è concreto il rischio che in provincia di Teramo l’intero sistema delle Unità complesse di cure primarie e delle Aggregazioni funzionali territoriali, di cui la nostra Asl è stata pioniera in Abruzzo con un modello organizzativo unico, possa subire un contraccolpo significativo con conseguente diminuzione dei servizi resi ai pazienti». Per ovviare a questo pericolo è necessario dunque, così come prospettato alla commissione Sanità, estendere e potenziare la rete già attiva nel Teramano. «Nel corso della riunione abbiamo condiviso il nuovo modello di riorganizzazione della rete di cure territoriali, che vede la Asl di Teramo pronta ad affrontare i modelli di sanità del futuro», fa rilevare la rappresentante del sindacato dei medici di medicina generale, «la nostra provincia è stata infatti pioniera in questo campo, avendo da dieci anni posto in essere, seppur in via sperimentale, il modello organizzativo delle Unità complesse di cure primarie e delle Aggregazioni funzionali territoriali, condizione fondamentale per garantire e incrementare la continuità dell’assistenza primaria per i cittadini». Decisiva, fa rilevare Antonacci, è «la possibilità di iscrizione, in deroga, per i familiari dei pazienti già iscritti – tramite i ricongiungimenti – e dei pazienti domiciliati nell’ambito distrettuale per motivi di studio, lavoro e salute».
Si tratta però, fa rilevare ancora la dirigente sindacale, di «un’opportunità possibile solo nell’ambito delle forme associative come la nostra, che consente di superare il limite imposto dal massimale e portarlo da 1.500 a 1.800 iscritti per ogni medico. Anche in vista della diminuzione degli organici bisogna far convergere su questo modello la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni interessate». La Fimmg attende dalla Regione «una risposta concreta, che ci consenta di siglare in tempi ragionevoli il nuovo accordo integrativo per la medicina generale destinato a cristallizzare queste novità a beneficio dei medici che operano sul territorio e, di riflesso, di tutti i cittadini». L’intesa su base regionale, in aggiunta a quella nazionale, sarebbe lo strumento ideale per una soluzione calibrata sulle esigenze reali del territorio, ovviando alle future carenze di organico e favorendo il ricambio, al momento non consentito, nelle unità complesse con la sostituzione dei medici che andranno in pensione.
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