Medicina dopo la bonifica «Tornati a salvare vite»

14 Aprile 2020

Il primario Delle Monache racconta del contagio e delle misure prese al Mazzini «Sono stati infettati tanti reparti in Italia. E va curato anche chi non ha il virus»

TERAMO. E’ colui che ha tenuto la barra dritta gestendo “l’emergenza nell’emergenza”, quando il reparto di Medicina ha visto alcuni degenti e operatori contagiati dal coronavirus. Francesco Delle Monache racconta quei giorni, spiegando anche quali meccanismi si sono innescati. «Il momento in cui cominciano a esserci pazienti Covid asintomatici Covid ma affetti da altre malattie rappresenta il punto in cui anche i tutti i reparti si infettano. Questo è successo in tutta Italia ed è capitato anche a noi», esordisce, «purtroppo spesso questi pazienti superano tutti i filtri che si basano su principi epidemiologici (da dove vieni? hai avuto contatti con?), dati clinici (hai febbre? tosse? affanno?) e laboratoristici o vengano ricoverati nel periodo di incubazione del virus insieme a pazienti estremamente fragili e quindi particolarmente recettivi a infettarsi con Covid».
Delle Monache racconta che appena scoperto «un possibile Covid abbiamo agito immediatamente per contenere il focolaio. Ciò è stato possibile chiedendo e ottenendo tamponi per tutti i ricoverati e il personale sanitario». I degenti positivi sono stati trasferiti nelle Malattie infettive o all’ospedale di Atri e isolato il personale positivo. Il reparto è stato chiuso e in 7 giorni radicalmente bonificato. Ora è perfettamente funzionante, tutti i ricoverati sono sottoposti a tampone e prima che arrivi l’esito vengono messi in stanze singole per evitare eventuali contagi, ma nel tempo stesso per curare immediatamente il paziente. Il tempo è determinate per salvare una vita, come nel caso di una paziente entrata con una grave infezione, in condizioni molto critiche. «Grazie all’aiuto di Girolamo Cretara, che dirige uno dei migliori servizi di ecografia regionali, abbiamo individuato il punto da cui partiva l’infezione, le vie biliari. L’unica soluzione era una manovra di endoscopia interventistica urgente per bonificare il coledoco per cui, in attesa del tampone, la paziente è stata tempestivamente trattata nella sala operatoria dedicata ai sospetti Covid». La paziente è ora sulla via della dimissione.
«Sicuramente l’ospedale è un punto nevralgico per il diffondersi del virus ed è corretto cercare di evitare ricoveri o visite se non strettamente necessari ma vi assicuro che stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per assicurare assistenza adeguata anche a tutti i pazienti che hanno bisogno di cure diverse da quelle causate dal coronavirus. Sono sicuro che tutti insieme presto ce la faremo», conclude il primario. (a.f.)
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