Mega ammanco, le Poste chiedono i danni

15 Ottobre 2014

L’azienda parte civile nel processo all’ex direttore accusato di aver fatto sparire 400mila euro

TERAMO. Le Poste parte civile nel processo in corso a Cosimo Di Tanno, ex direttore dell’ufficio postale di via Noè Lucidi, accusato di peculato per aver causato un ammanco di 463mila e 400 euro. Nel corso dell’udienza di ieri davanti ai giudici (presidente Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano e Belinda Pignotti) sono stati ascoltati sia i testi della pubblica accusa sia quelli della difesa con la conclusione dell’istruttoria dibattimentale. Il processo è stato aggiornato all’11 novembre. Tra i testi citati dalla pubblica accusa (rappresentata dal pm Davide Rosati) anche alcuni funzionari del servizio ispettivo delle Poste.

Di Tanno inizialmente si è sottoposto all’interrogatorio del pm sostenendo di aver fatto tutte le operazioni alla presenza di altri dipendenti dell’ufficio, ma dopo poco tempo ha deciso di interrompere la sua deposizione. Il pm Rosati ha chiesto la trasmissione di alcuni atti alla procura per falso per la verifica di una firma su un verbale. I fatti contestati a Di Tanno, ex sindacalista che dopo l’avvio dell’inchiesta è stato trasferito ad altro ufficio, si sono verificati in un periodo compreso tra giugno del 2009 e ottobre del 2011 e sono avvenuti nell'ufficio postale di via Lucidi. L'indagato ha sempre respinto ogni accusa, affermando che si è trattato di un'anomalia nel funzionamento del bancopost. A questo proposito i giudici del tribunale del Riesame, che all’epoca hanno respinto il ricorso del dipendente contro il sequestro di computer e documenti ordinato dalla Procura, hanno scritto: «Al considerevole importo si è addivenuti con il passare del tempo senza che siffatte anomalie, delle quali l'indagato ha dichiarato, in sede di verifica a sorpresa, di essere a conoscenza, fossero mai state dallo stesso segnalate nonostante la posizione di custodia rivestita nella giacenza del cash dispencer e l'obbligo sul medesimo incombente di verificare costantemente le operazioni».La denuncia delle Poste è scattata dopo un' ispezione interna. Secondo l’accusa il modus operandi potrebbe essere stato quello di aver caricato, per esempio, 5mila euro inserendo la cifra sul computer ma distraendo una somma sempre uguale. Sul computer dell'ufficio appare la somma caricata ma nel medio periodo si crea una differenza tale da non poter più caricare denaro, perché è stato superato il limite di giacenza nello sportello automatico anche se, in realtà, dentro il contante non c’è.(d.p.)

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