Melozzi e Baiocco: «Processateci pure»

I due musicisti rinviati a giudizio con altre dieci persone rivendicano l’occupazione dell’ex Oviesse
TERAMO.
«Processateci pure, quando c’è l'onestà possiamo fare anche a meno anche dell'innocenza». E’ quanto affermano i musicisti Enrico Melozzi e Mauro Baiocco in merito all’inchiesta sull’occupazione dell’ex Oviesse per la quale sono stati rinviati a giudizio insieme ad altre dieci persone. Un’occupazione definita dai due musicisti «un’impresa futurista dettata dall'urgenza di dare amore e vita ad una città che sta perdendo entrambi. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto in quei luoghi, nel gennaio e febbraio del 2014. Il nostro gesto era uno slancio di infinita passione, il tentativo – forse un po' naïf – di riaffermare il valore dell'arte e di sostenere che su quel valore si possono costruire speranza, economia, futuro». Ma per la procura l’occupazione è stata solo un’invasione di edifici (articolo 633 del codice penale) e pertanto chi l’ha compiuta, seppure animato da scopi culturali e sociali, è stato raggiunto da un decreto di citazione diretta a giudizio. «Dopo nove mesi dalla insensata operazione di sgombero, voluta dalle autorità cittadine», prosegue la nota firmata dai due musicisti, «la realtà ha dimostrato quanto fosse idiota il tentativo di ripristinare una situazione funerea e cimiteriale. Solo la serranda fucsia ricorda il palpito vitale che il sindaco e le istituzioni preposte hanno voluto pervicacemente soffocare». «Oggi», aggiungono, «che siamo imputati per quella occupazione che rivendichiamo, oggi che veniamo condotti alla sbarra per aver fortemente voluto un risveglio che le autorità hanno interpretato come una violazione di diritti privati, mentre tentavamo strenuamente di difendere l'interesse pubblico, l'unica cosa che ci sentiamo di dover comunicare sono le parole di un artista, del Komandante Vasco Rossi: “Sono innocente, processatemi pure. Quando c'è l'onestà posso fare a meno dell'innocenza”. Altri, dell'innocenza non possono a fare a meno, né possono fare a meno di una presentabilità e di una falsa reputazione di persone dabbene, semplicemente perché sono disonesti. E la loro disonestà ha condannato Teramo al tramonto».

