Mercatone, annullato l’incontro di Roma Ora si teme il peggio

31 Marzo 2015

Nel consiglio straordinario i Comuni di Pineto e Roseto chiedono all’azienda di collaborare per salvare i 70 posti

PINETO. Sfilata di politici nel consiglio straordinario congiunto che ha visto i Comuni di Pineto e Roseto stringersi nel sostenere i lavoratori del Mercatone di Scerne (molti dei quali sono rosetani). Nella sala consiliare del polifunzionale, alla presenza di decine di lavoratori, si è deliberato un documento nel quale si chiede all’azienda «di collaborare con le istituzioni locali al fine di cercare soluzioni alternative alla chiusura della sede di Scerne». Questo documento sarebbe dovuto pervenire domani a Roma sul tavolo ministeriale, ma l’incontro è stato improvvisamente cancellato lasciando i presenti interdetti. Nell’assise c’erano diversi politici regionali e nazionali: dal vice presidente della giunta regionale Giovanni Lolli, accompagnato dal consigliere Luciano Monticelli, ai deputati Gianni Melilla e Tommaso Ginoble. Partecipazione straordinaria dei primi cittadini di Silvi, Atri e San Giovanni Teatino. È intervenuto anche il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino.

Il sindaco Robert Verrocchio ha ringraziato i presenti ed ha affermato: «La possibile chiusura della sede di Scerne rischia di intaccare l’economia della nostra città; purtroppo è saltato il tavolo ministeriale ma, quando questo verrà riconvocato, sarò lì a difendere gli interessi della mia comunità. Certo, l’impegno di un sindaco non può bastare a contrastare le scelte aziendali». Verrocchio poi promette: «Il mio Comune rigetterà ogni richiesta di modifica nel piano regolatore dell’area in cui insiste il Mercatone. Quello di Pineto è un punto vendita che ha bilanci in positivo e vogliamo che l’area commerciale rimanga alla città». Subito dopo la notizia del mancato tavolo al ministero, Emanuela Loretone della Cgil afferma: «Il nostro obiettivo era attendere l’incontro del primo aprile per capire cosa sarebbe successo. Il Mercatone avendo una crisi di liquidità si prepara a fare evidentemente scelte diverse, è grave che salti un tavolo istituzionale, dobbiamo mettere in conto l’epilogo di una possibile fase di fallimento con lo stop delle garanzie per i dipendenti. I lavoratori non vogliono stare in cassa integrazione o in mobilità, vogliono la dignità di continuare a lavorare». Bruno di Federico della Uil aggiunge: «Continueremo a scioperare fin quando non avremo risposte dall’azienda. Segnalo alle forze dell’ordine che c’è della merce che esce dai magazzini senza il controllo dei dipendenti e non vorrei che qualcuno di loro venga denunciato per furto».

Domenico Forcella

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