«Merito di Ester e di una coscienza diversa»

2 Luglio 2017

Vasanella: ora c’è meno paura a denunciare, ma chi lo fa deve avere risposte subito

TERAMO. La raffica di misure cautelari inflitte agli stalker non è sfuggita a quella parte di mondo femminile che, sia sul versante delle istituzioni che su quello dell’associazionismo, si occupa del problema della violenza di genere.
Federica Vasanella, la consigliera provinciale delegata alle pari opportunità, valuta così i fatti degli ultimi giorni: «Credo che la tragica vicenda di Ester abbia sensibilizzato di più le coscienze, ma credo anche che l’emergere di queste storie vada di pari passo con i maggiori strumenti che esistono ora a sostegno delle donne, con la maggiore comunicazione sull’argomento e con le manifestazioni fatte a più riprese. Tutto questo ha portato a creare un giro di vite. Ovviamente, non ci si ferma qui. Io il 7 luglio sarò in questura a ridare vigore e forza a un protocollo antiviolenza esistente con le forze dell'ordine. Perché se si fa rete il problema si può arginare, anche se non risolvere».
Vasanella si riferisce al fatto che la Provincia, che ora gestisce direttamente il centro antiviolenza La Fenice, ha attivato un protocollo che prevede che tutte le donne che si rivolgono alle istituzioni per denunciare violenze vengano indirizzate alla Fenice. «Ora lo vogliamo rafforzare», aggiunge, «per esempio abbiamo deciso di attivare l’ingresso in emergenza a Casa Maia. Stiamo cercando di cucire i servizi addosso alle donne. E presto con la commissione provinciale pari opportunità individueremo una testimonial, una donna vittima di violenza che ha saputo reagire».
Il quadro descritto dalla consigliera contiene luci e ombre. «Il fenomeno della violenza sulle donne è veramente trasversale. Non ha limiti di età, alla Fenice sono arrivate donne da 21 a 76 anni, e la bassa scolarità non c'entra: ci sono tante laureate. C’è un indicatore positivo: in passato denunciavano pochissime, adesso secondo i nostri dati circa i due terzi delle maltrattate fa una denuncia. Evidentemente si sentono più sostenute e confortate, ma è nella fase post denuncia che bisogna rafforzare gli strumenti. Se finalmente trovano la forza della denuncia, facciamole sentire credibili. Ci dev'essere risposta tempestiva, senza tentennamenti, la donna che denuncia deve vedere che le istituzioni fanno qualcosa subito».
Monia Pecorale, portavoce del comitato Se non ora quando?, dichiara: «I tre arresti in due giorni dimostrano che c’è una legge che a quanto pare, quando si vuole applicarla, funziona. Secondo noi è necessario anche fare a tutti gli operatori che gravitano intorno al problema, e che non sono solo magistrati e forze di polizia, una formazione continua. Il punto cruciale però è la mancanza di risorse economiche stabili, perché le donne che denunciano devono avere strutture che le accolgano per tutto il tempo necessario».(d.v.)
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