Metalmeccanico fragile e commercio in affanno

19 Dicembre 2019

In provincia due le storiche aziende in crisi: Veco di Martinsicuro e Selta di Tortoreto I sindacati alla Regione: «Servono incisive strategie di sostegno all’industria» 

TERAMO. Il caso del prosciuttificio di Colledara non è isolato, in provincia. Il settore che dà più preoccupazioni è quello metalmeccanico. In questo ambito sono tre le aziende che, a diversi livelli, hanno problemi.
La prima è la storica fonderia Veco di Martinsicuro. Dopo anni di battaglie legali legate ad autorizzazioni ambientali e denunce per inquinamento, l’azienda ha chiesto al tribunale di retrocedere rispetto al concordato preventivo. Il tribunale ha rimandato l’udienza in cui si deciderà il destino della fonderia al 22 gennaio. Potrebbe essere decretato il fallimento, ma la speranza è nell’arrivo di un nuovo socio e quindi di capitale fresco per pagare i debiti. E anche qualora venisse decretato il fallimento, c’è sempre l’ultima chance dell’esercizio provvisorio, in base al quale i 53 operai potrebbero potrebbe continuare a lavorare.
C’è poi la Selta di Tortoreto, che opera nel settore delle telecomunicazioni. L’azienda è in amministrazione straordinaria e sia i sindacati che gli stessi commissari straordinari attendono la convocazione del Mise, che tarda, per l’illustrazione del piano industriale. I dipendenti nello stabilimento di Tortoreto sono 80, ne sono stati richiamati dalla cassa integrazione a lavorare una sessantina.
Diversa la situazione dell’Art di Colonella, che produce elementi in fibra di carbonio. L’azienda è stata acquisita qualche mese fa dall’imprenditore Antonio Di Murro. Dopo un primo periodo ora pare che si sia regolarizzato il pagamento delle spettanze ai 150 dipendenti. Il pagamento della tredicesima è previsto entro il 24 e l’arretrato di luglio dovrebbe essere saldato entro i primi gennaio.
«Oltre alle difficoltà nell’industria ci sono altri ambiti, come il commercio», commenta Fabio Benintendi, segretario Cisl, «in primis il Mercatone, dove ci sono persone ancora in cassa integrazione, che forse darà prorogata di un anno. Questo significa che per un altro anno i lavoratori dovranno vivere con 350 euro al mese». Il Mercatone è in amministrazione straordinaria. «Ci preoccupa la situazione della Banca popolare di Bari, non solo per quanto evidenziato nel documento condiviso con il Comune di Teramo, ma anche per l’idea di puntare su una banca di investimento che rischia di snaturare il ruolo strategico che la banca ha per il territorio», conclude Benintendi.
«Quel che accade al prosciuttificio», aggiunge Giovanni Timoteo, segretario Cgil, «ci segnala che viene meno il lavoro nelle zone interne, che dovrebbero avere una diversa attenzione. Rispetto al settore manifatturiero che è stata una parte importante delle attività del territorio, manca una strategia industriale, non c’è progettualità: sollecitiamo in primis la Regione. Anche le risorse dell’area di crisi complessa non sono state utilizzate. Dopo i primi bandi non c’è un’attività di reimpiego delle risorse». (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.