Mezzi noleggiati e spariti, una condanna

Prescritti i reati di associazione per delinquere e truffa, pena di 2 anni e 8 mesi per la ricettazione
TERAMO. Erano finiti a processo con l’accusa di aver messo in piedi un’associazione per truffare imprese prendendo a noleggio mezzi industriali e pagando il corrispettivo con assegni oggetto di ricettazione o privi di copertura, per poi far sparire i veicoli portandoli all’estero o vendendoli. Fatti, che secondo l’accusa, sarebbero iniziati nel 2014.
Negli anni le accuse di associazione per delinquere e truffa si sono prescritte ed è rimasta in piedi quella di ricettazione per cui il pubblico ministero Stefano Giovagnoni ha chiesto una condanna a due anni ed otto mesi per i teramani Gerardo Ospizio, Pio Angelozzi e Tommaso Di Lorenzo. Il collegio (presieduto dal giudice Carlo Calvaresi, a latere Francesco Ferretti e Mariangela Mastro) in primo grado ha condannato a due anni e otto mesi Angelozzi e assolto gli altri due per non aver commesso il fatto. Secondo l'accusa gli imputati avrebbero messo in piedi una struttura organizzata e con una precisa divisione dei compiti, attraverso la quale avrebbero perpetrato tutta una serie di reati volti ad impossessarsi di autovetture, macchinari industriali, prodotti termoidraulici e alimentari a danno di ditte di autonoleggio ed imprese specializzate. E questo attraverso l'utilizzo di assegni falsi od oggetto di ricettazione o, in alcuni casi, tramite la costituzione di società fittizie attraverso le quali ottenere un credito verso le banche dove venivano aperti conti correnti.
Così aveva ricostruito il pm nel capo d’imputazione: «Si associavano tra loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio, tra i quali appropriazioni indebite e truffe aventi ad oggetto autovetture, macchinari industriali, prodotti termoidraulici e alimentari, ai danni di ditte di autonoleggio e imprese specializzate mediante l’utilizzo di assegni falsificati ovvero oggetto di ricettazione, nonché costituendo società fittizie al solo fine di ottenere credito verso banche dove venivano aperti conti correnti su cui venivano tratti assegni privi di reale copertura».(d.p.)

