«Mi hanno licenziata e Instagram è diventato il mio nuovo lavoro»

Laura Manfredi ha saputo reinventarsi utilizzando un blog che prima gestiva come passatempo Da nove anni promuove sui social, fra gli oltre 90mila follower, moda, viaggi e prodotti di bellezza
TERAMO. Ci sono miliardi di strade in grado di portarci dove desideriamo, lì dove si realizzano i nostri sogni. È con una strada inaspettata che Laura Manfredi, di Teramo, con più di 90mila follower – di cui 56.300 su Instagram e il resto sul blog e sulla pagina Facebook “Rock’n’mode” – ha raggiunto il suo sogno: entrare nel mondo della moda e viaggiare.
Voleva studiare moda, ma non ha potuto e dopo essere stata licenziata nell'azienda dove lavorava con un figlio di appena pochi giorni, ha aperto un blog, per gioco, che inaspettatamente è diventato il suo lavoro, riallacciandosi alle sue passioni che non ha potuto coltivare nelle aule universitarie.
Come in ogni inizio le difficoltà sono state molte, ma è stata la sua tenacia a portarla oggi ad essere una blogger affermata con un proprio seguito. Per molti avere un blog e scrivere di moda, viaggi e bellezza, ma anche scattare fotografie di alta qualità per poi condividerle sui social network, non rappresenta un lavoro vero. Ma in realtà non è così.
A volte i sogni sembrano irragiungibili e irrealizzabili ed è così che li si lascia nel cassetto, ma Laura Manfredi, donna in carriera, insegna come sia possibile riprenderli con coraggio e concretizzarli.
Com'è iniziata la sua carriera? Di cosa si occupa e che cosa significa per lei?
«Ho iniziato nel 2010, è stato uno dei primi blog in Italia. In realtà è iniziato per gioco perché avevo un altro lavoro che mi sembrava abbastanza sicuro. All'inizio il blog non era proprio un lavoro, anzi non avevo idea che ci si potesse guadagnare, in Italia era possibile solo per due, tre blog, come ovviamente quello della Ferragni. Poi è successo che mentre lavoravo ho iniziato ad aspettare un secondo figlio e mentre ero incinta è arrivata la prima proposta di lavoro per il blog e ho fatto due lavori contemporaneamente. Però quando è nato mio figlio mi hanno licenziata. Il bambino aveva venti giorni, è stato un attimo di shock. Un po’ scoraggiata mi sono data un anno di tempo in cui sono stata con il bambino e ho scritto sul blog, mi sono detta “Vediamo come va” ed è andata bene, quindi sono nove anni del blog, ma sette che ci lavoro, ho partita Iva ed è un’occupazione a tutti gli effetti. Il blog è nato con l'intenzione di trattare la moda, ma poi mi sono ritrovata anche un po’ nel “beauty” (bellezza), quattro anni fa nel “travel” (viaggi), ho partecipato ad una trentina di blog tour (viaggi per la stampa) in tre anni. Oggi mi occupo di lifestyle, diciamo».
Le piace il suo lavoro?
«Si, è stata la strada alternativa con la quale mi sono riallacciata alle mie passioni, perché a 21 anni ho avuto la prima bimba, volevo studiare Scienze della moda all'università, ma tra lavoro e la bimba ho lasciato perdere e quindi con il blog sono riuscita a riprendere le mie passioni».
Le è andata bene…
«Mi è andata fin troppo bene! Mi rendo conto che in Italia non siamo tantissime a renderlo un lavoro, perché c'è molta apparenza, molti lo fanno sembrare un lavoro, ma in realtà per loro non lo è. Perché molti sono improvvisati. Io non sono una fashion blogger, sono nata con questo intento, ma poi ho fatto altro. Ho fatto dei corsi per posizionare gli articoli, corsi di Seo ovvero tecniche di scrittura per posizionare i post su Google, non è una cosa semplice. Mi sono orientata più sulla scrittura all'inizio e negli ultimi due anni sulle foto e su tutto il contenuti».
Quali sono state le sue difficoltà all'inizio della sua carriera?
«Il fatto di avere due figli, di non vivere a Milano, perché tutto si concentra lì quindi molte cose me le sono perse. Il mio percorso è stato un po’ più lento rispetto ad altri. Riesco a lavorare da Teramo perché sono comunque conosciuta, ma se fossi vissuta a Milano avrei fatto molto di più».
Non pensa di trasferirsi altrove?
«No, con i bambini è difficile».
Il suo lavoro è molto ambito, ma ha detto che molte persone non lo fanno come lavoro reale…
«Si, molti scrivono di essere “content creator”, creatori di contenuti, ma non sono “content creator”. Questo è un lavoro che prende molte sfaccettature. Ad esempio per quanto riguarda la fotografia, io so che per Instagram devo farla in un certo modo, per il blog in un altro. Anche il contenuto deve essere fatto in un certo modo. Invece c'è chi lo fa a caso e dice di essere un “Content creator”. Addirittura si definiscono blogger e non hanno un blog. C'è un po’ di confusione».
La sua professione però è molto criticata in quanto tanti la considerano quasi un gioco. Che cosa risponde?
«Per metà è colpa delle persone che la improvvisano, cercano di creare qualcosa sulla base di nulla. Per l'altra metà è così perché la gente non accetta che possa essere lavoro una cosa che all'apparenza è bella, ad esempio tu per lavoro viaggi e guadagni viaggiando e questa è una cosa che non è accettata perché c'è alla base un’invidia e il fatto di essere un po’ ignoranti. Io pago le tasse come tutti, faccio fatture e per me è proprio un lavoro a tutti gli effetti».
Ci sono dei valori che devono essere rispettati?
«Prima di tutto l'etica, che manca tanto. Ad esempio c'è la credenza che il blogger ti parli bene di qualcosa solo perché viene pagato. È vero che c'è un progetto e si parla dei prodotti delle aziende, ma il modo in cui ne parli è in base alla tua etica. Io non parlo per forza bene di un prodotto solo perché c'è un progetto pagato dietro. Se riesci a far capire che c'è dell'etica in quello che fai riesci a crearti una community, una comunità che ti segue e si fida ed è questo essere influencer. Io ti assicuro che anche in progetti pagati i pro e i contro ce li metto. In base a questo sono riuscita a crearmi una community che sa che non dico una cosa per un'altra. Se io penso che il prodotto sia valido ne scrivo in un modo, se ho dubbi scrivo anche il contro. Tante parlano bene di tutto perché vengono pagate. Sta alla persona fare il suo».
Un consiglio che darebbe alle donne che hanno un sogno?
«È importante capire che “tu” sei al centro del mondo. Magari ci sono i problemi, le decisioni altrui di cui siamo vittime, ma bisogna capire che “tu” vieni prima e sei al centro del tuo mondo. Se metti sempre avanti gli altri non farai mai niente, vivrai alle dipendenze degli altri e ti ritroverai senza niente. Quindi bisogna non lasciarsi assorbire dal contorno e trovare una strada, crederci e lavorarci. Non aspettare che le cose arrivino da sole».
Serena Ciccone
Michela Galletta
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