«Mia figlia era arrivata a 38 chili»

Una mamma racconta: non mangiava più, beveva solo acqua. Ora ne siamo uscite
TERAMO. Dietro ai numeri, alle fredde statistiche, ci sono le storie. E quindi disorientamento, ansia, paura, sofferenza e infine speranza.
A Stefania a tratti trema ancora la voce quando raccolta della primavera di quattro anni fa, quando ha iniziato a notare comportamenti inusuali nella figlia 16enne Alessandra (i nomi sono di fantasia). «Mangiava di meno, aveva eliminato il pane, poi le uova, poi aveva ridotto al pasta», racconta la madre teramana, «era la fine dell’anno scolastico e visto che lei era molto brava e studiosa, pensai sulle prime che fosse lo stress dello studio. Poi notai che a tavola sminuzzava i cibo. E cominciai a vedere forte dimagrimento. Lei è alta 1,75, è sempre stata longilinea. Era cambiata anche caratterialmente: la vedevo svogliata, lontana, girava sempre lo sguardo. E poi c’erano le scenate, dopo le quali ci abbracciavamo e parlavamo tanto, consolandoci a vicenda. Però io mi sentivo inerme». Il sospetto che fosse un disturbo alimentare c’era e Stefania ha cercato su internet una psicologa specializzata nel settore e ci è andata a parlare. Lei ha detto che era una diagnosi possibile e le ha consigliato una nutrizionista, che ha prescritto una dieta alla ragazza, che ovviamente non ha seguito.
Poi è arrivato un viaggio con alcune famiglie. «Lei non mangiava, ogni volta era un problema, al ritorno ho chiesto scusa ai nostri amici e una mi disse: non ti preoccupare, so a chi devi rivolgerti. E mi indicò Mario Di Pietro e la sua equipe ad Atri. Li ringrazierò tutta la vita». Alessandra da 54 chili era scesa a 38, era sempre debole, sentiva freddo e non aveva più rapporti sociali. «All'inizio è stato durissimo: invece di aumentare di peso dimagriva, il metabolismo era tutto sfasato. A volte non voleva venire all'appuntamento settimanale ad Atri. Ma dopo le prime settimane, giorno per giorno mia figlia è stata brava e ha reagito. Se si alzava da tavola senza mangiare, dopo qualche ora ci riprovava. Si è trovata molto bene con la psicologa e pian piano abbiamo cominciato a vedere i risultati. Ora, dopo due anni, possiamo dire di avercela fatta». Un consiglio Stefania lo vuol dare agli altri genitori: «Stare attenti ai comportamenti: notate se i nostri figli si isolano, se sono nervosi. E poi fate caso se cambiano abitudini alimentari, anche nei modi: sminuzzano i cibo, stanno rannicchiati a braccia chiuse e gambe accavallate. Di solito bevono molta acqua, per riempire la pancia. Ora quando vado in giro ne vedo tanti di ragazzi con problemi simili, ormai li riconosco a colpo d’occhio».
Ancora non è uscita dal tunnel, invece, Bice, 14 anni di Pescara, che è alta 1,54 e che quando è arrivata al Mazzini pesava 38 chili, con un indice di massa corporea di 16. Tutto, per lei è partito dal timore di avere le cosce grandi. Ha iniziato un’attività fisica intensa e a ridurre il cibo, sempre più. Si è scaricata un’app sul telefonino che le ha suggerito come ideale addirittura un peso di 40 chili. E ha fatto di tutto arrivarci e anzi superare l’obiettivo. Ora è in trattamento da un anno e dopo iniziali resistenze pian piano ha iniziato il cammino. Adesso Bice pesa 41 chili, dovrà fare un altro po’ di strada. (a.f.)
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