Migranti sfruttati, l’imprenditrice finisce agli arresti domiciliari

I carabinieri: «Ha violato più volte il divieto di dimora nel comune di Teramo che le era stato imposto» Lei e il figlio, titolare di fatto dell’azienda agricola di famiglia, hanno negato le accuse davanti al gip
TERAMO. Si aggrava la posizione di Nicoletta Di Fabio, la 50enne titolare dell’azienda agricola di Sant’Atto al centro di un’inchiesta penale per lo sfruttamento lavorativo di migranti marocchini, secondo l’accusa pagati in nero con compensi da fame e costretti a vivere in una roulotte senza avere a disposizione servizi igienici: anche la donna, così come era accaduto da subito al figlio 25enne Marco Di Francesco, amministratore di fatto dell’impresa, è stata messa agli arresti domiciliari. Non perché gli sviluppi dell’inchiesta abbiano portato ulteriori elementi a suo carico, ma perché avrebbe violato a ripetizione la misura cautelare del divieto di dimora nel comune a cui era sottoposta. Si legge in una nota dell’Arma: «Il Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, nel prosieguo delle indagini che lo scorso 5 luglio hanno permesso di far emergere un caso di cosiddetto “caporalato”, hanno dato esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti della titolare dell’azienda agricola, già sottoposta al divieto di dimora nel comune di Teramo. L’aggravamento della misura è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Teramo, a seguito di ripetute violazioni da parte dell’indagata del divieto di dimora nel citato comune, così come puntualmente segnalate dallo stesso Nil e dalla stazione carabinieri di San Nicolò a Tordino».
Nicoletta Di Fabio e il figlio, nell’interrogatorio di garanzia sostenuto giorni fa di fronte al gip Roberto Veneziano, avevano negato le accuse: Di Francesco sostenendo che era il migrante marocchino che li ha denunciati a voler vivere nella roulotte, la donna di essere estranea alla vicenda perché, nonostante sia l’amministratrice dell’impresa agricola, in realtà ha un’altra occupazione. I loro legali Lidia Serroni e Franco Patella avevano annunciato che avrebbero presentato istanze per consentire al figlio di accudire gli animali della stalla e alla donna di andare al lavoro. Di Fabio, evidentemente, non ha voluto attendere l’esito di questa istanza e ha violato il divieto che le era stato imposto.(red.te)

