Minaccia la moglie: «Ti faccio bruciare»

Cinquantenne teramano a processo per maltrattamenti, è accusato di aver picchiato e lasciato fuori casa la donna
TERAMO. Le accuse, come sempre in questi casi, sono pesanti: botte, una notte lasciata fuori casa, inseguimenti in auto. Fino ad arrivare a quella minaccia che ha terrorizzato la donna: quella di assoldare delle persone per farle dare fuoco con delle benzina.
È un’altra storia di violenza domestica, di quelle che sempre più spesso riempiono le aule di tribunale, quella che si srotola nell’ennesima cronaca giudiziaria.
Un cinquantenne teramano è stato rinviato a giudizio dal gup Roberto Veneziano al termine dell’udienza preliminare con l’accusa di maltrattamenti a quella che all’epoca era la moglie.
L’uomo è finito sotto accusa dopo la denuncia della donna che per mesi avrebbe subito botte e minacce di vario tipo. In un caso anche all’interno di un locale dove l’uomo l’avrebbe portata per trascorrere quella che doveva essere una serata in compagnia di amici. In questa occasione l’avrebbe sbattuta a terra e presa a pugni con la donna che sarebbe stata salvata dall’intervento degli altri presenti.
Tra gli episodi contestati c’è poi la minaccia di darle fuoco. L’uomo, infatti, rivolgendosi a lei l’avrebbe minacciata dicendole, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «che avrebbe assoldato delle persone che le avrebbero dato fuoco lanciandole addosso una tanica di benzina e che l’avrebbe ammazzata».
E non solo. In un più occasioni, infatti, l’uomo l’ avrebbe colpita con calci e pugni al volto mandandola in ospedale dove, una volta, le hanno riscontrato ferite guaribili in dieci giorni. In una occasione, inoltre, l’avrebbe lasciata fuori casa impedendole di rientrare, mentre in un caso l’avrebbe costretta a rimanere in casa contro la sua volontà.
Tra gli altri episodi contestati dalla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio c’è quello in cui l’uomo, avendo visto la donna dopo la fine del matrimonio, l’avrebbe inseguita in auto fin sotto l’abitazione dei familiari. Accuse, quelle per cui l’uomo è stato rinviato a giudizio e che ha sempre respinte, che ora dovranno essere provate nel corso del dibattimento davanti al giudice monocratico con la prima udienza fissata nel mese di ottobre.(d.p.)
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