Minosse: «È una manovra per inquinare il congresso»
Anche il segretario provinciale si schiera col dirigente espulso e attacca Rapino Dura la replica dell’assessore Pepe: «La sua è una reazione scomposta»
TERAMO. E' guerra totale del Pd. L’annuncio di dimissioni di Sandro Mariani da capogruppo in Regione, fa esplodere il conflitto latente dai mesi tra i Democratici teramani nell'imminenza del congresso provinciale. All'appuntamento fissato per il 22 ottobre in cui si dovranno rinnovare le cariche del partito fa chiaro riferimento il segretario uscente e ricandidato Gabriele Minosse nel fornire una chiave di lettura dei recenti stravolgimenti interni Pd. «È un chiaro tentativo d'inquinare il congresso che si terrà tra poco più di un mese», sostierne, «e di condizionarne il risultato». La defenestrazione di Viviani, che sostiene la ricandidatura del segretario, e la contestuale nomina a commissario del circolo di Alba dell'assessore regionale Dino Pepe risponderebbe, insomma, a una logica destabilizzante tesa a colpire proprio Minosse. «Sono scomodo», afferma il segretario provinciale, «do fastidio perché mi contrappongo ai pescaresi in difesa della teramanità». Ci sarebbe dunque un disegno dietro l'espulsione di Viviani che il segretario provinciale non esita a definire vergognosa e barbara. «Ne ho dovuto prendere atto», evidenzia, «ma è stata decisa nell'imminenza del congresso e senza ascoltare Gabriele che presenterà ricorso». Intanto, però, i rapporti di forza tra le componenti del partito cambiano e influenzeranno l'elezione del nuovo segretario. Minosse fa notare infatti che Pepe «ad Alba non è mai stato super partes, guida un gruppo che si contrappone alla dirigenza locale e non ha mai riconosciuto né il segretario di circolo né me nonostante le nostre vittorie congressuali». A ordire la trama della congiura di palazzo sarebbe stata la segreteria regionale guidata da Marco Rapino che ha proposto l'espulsione di Viviani alla commissione di garanzia. «Non si capisce a chi risponde il segretario regionale», afferma Minosse, «di sicuro non fa gli interessi di Teramo».
Parole che l’assessore regionale Pepe bolla come «reazioni scomposte dei vertici provinciali in merito a una situazione politica che riguarda valutazioni comportamentali ed etiche di nostri dirigenti locali». Secondo l'assessore regionale, «anziché andare a cercare obiettivi reconditi e nascosti invito tutti a lavorare in maniera seria, ognuno per il suo ruolo e non a scomodare retropensieri tipici delle fasi congressuali».
Pepe prende le distanze dai "metodi barbari" evocati da Minosse: «Non mi riguardano né nello stile politico che cerco di portare avanti quotidianamente né a livello personale. Semmai registro nella mia provincia che spesso sono state commissariate sezioni locali o negate senza alcun motivo tessere a persone che per una vita hanno lavorato e continuano a lavorare per il nostro partito, che denotano un'arroganza senza precedenti». Il riferimento è anche alla nomina di Mariani come commissario dell'unione comunale di Teramo dopo le dimissioni del segretario Maurizio Angelotti risalenti a qualche mese fa. Quel passaggio determinò polemiche e tensioni che hanno contrapposto le due anime del Pd teramano sfociate ora in conflitto senza esclusione di colpi. «Conosco un solo modo di fare politica tramite il lavoro serio, educato e quotidiano rivolto ai cittadini di questa regione», conclude Pepe, «e la credibilità che ognuno di noi ha guadagnato durante le varie esperienze politiche e professionali: tutto il resto è una vetrina per il congresso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

