Minosse lascia il Pd e spara a zero

Il segretario provinciale defenestrato aderisce al partito di Renzi e prevede una corposa diaspora
TERAMO. È un risentimento umano più che politico quello con cui Gabriele Minosse dà l’addio al Pd. Il segretario provinciale, defenestrato con il commissariamento della federazione teramana disposta dalla direzione nazionale Dem, annuncia l’uscita da partito e l’adesione a ‘Italia viva’ di Renzi ripercorrendo le ultime tappe della sua vicenda personale nel partito. Al suo omologo regionale Michele Fina che, dice, «finora ha fatto il portaborse» ed è stato «nominato» alla guida del Pd abruzzese per rimarcare la differenza con un’effettiva elezione congressuale, aveva anticipato la decisione di lasciare l’incarico a fine ottobre.
«Lo avevo dichiarato, ma non andava bene», spiega Minosse, «perché il segretario aveva promesso alla minoranza teramana del Pd che, in cambio del sostegno per la sua designazione, come primo atto avrebbe commissariato la segreteria provinciale». Di politico nel senso alto del termine non ci sarebbe stato nulla, solo una congiura di palazzo contro un dirigente che si è battuto contro «l’invasione pescarese e in parte aquilana del territorio» che avrebbe trovato conferma nella nomina a commissario provinciale dell’ex vicesindaco dell’Aquila Piero Di Stefano.
«Le decisioni vengono prese altrove ed è successo anche questa volta», sottolinea Minosse, «perché la classe dirigente politica teramana è inesistente». Minosse fa rilevare che nessuna riunione è mai stata convocata dal livello regionale del partito per le designazioni alla guida dell’Ater e dell’istituto zooprofilattico. «Ci sono i soliti noti che si candidano, non vengono eletti ma poi ricevono nomine negli enti», insiste il segretario defenestrato con un riferimento non proprio implicito a Manola Di Pasquale. Non ci sono dubbi interpretativi quando riferisce del colloquio in cui Fina gli ha espresso la volontà del segretario nazionale Nicola Zingaretti di cambiare tutto e di conseguenza lui si sarebbe dovuto dimettere subito. «Poi ho visto che il presidente regionale del partito è di nuovo Manola Di Pasquale», afferma, «e allora sono rimasto spaesato».
Al fianco del segretario commissariato ci sono il sindaco di Castellalto Vincenzo Di Marco e l’ex deputato Tommaso Ginoble. Altre presenze di solidarietà sono quelle del primo cittadino di Valle Castellana Camillo D’Angelo e del segretario e consigliere comunale di Roseto Simone Aloisi. «Non ho inviato nessuno», frena Minosse, «altrimenti qui ci sarebbero oltre cento persone». Il Pd, secondo lui che è anche sindaco di Cortino e presidente del Bim, è destinato a perdere la propria rappresentanza alla guida del Ruzzo e l’adesione di tanti suoi colleghi amministratori locali. Senza il sostegno dei Dem, però, in bilico potrebbe finire anche il suo incarico nel consorzio del bacino imbrifero di Vomano e Tordino. «Non è mai successo che in un ente scelgono i partiti», chiarisce Minosse, «decidono i sindaci e la maggioranza è con noi». In ogni caso non sarebbe un problema dover rinunciare alla presidenza del Bim. «Non andrei mai a Pescara per chiedere un incarico», conclude il segretario spodestato.
Per Di Marco «si è voluta fare una forzatura» commissariando la segreteria provinciale «con un motivo basso che non ha alcun fondamento». Ginoble ricorda invece che Teramo «è la provincia dove il Pd vince di più» ed è stata presa di mira «perché non rispondeva ai desiderata di Pescara e l’Aquila». A fare le spese, dunque, è stato «l’unico segretario provinciale eletto in Abruzzo».
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