«Mio figlio vittima della strada ma ora non c’è più l’impunità»

Il racconto di una mamma che si è battuta per la legge sull’omicidio stradale passata alla Camera «Sono stata con altri genitori a Montecitorio, la giustizia diventa più forte e chi sbaglia pagherà»
TERAMO. Parlare con lei è come aprire una finestra e guardare le vite sospese di mamme e papà. Perchè non è vero che la morte è sempre uguale: quella dei figli uccisi sulle strade è qualcosa che non lascia margine, non concede pietà. «Un omicidio stradale in questo Paese fino a pochi giorni fa era un omicidio di serie B per il senso di impunità» ripete Pasqua Gina D’Ambrosio, insegnante 57enne di Colonnella, che da sette gira l’Italia per chiedere che lo Stato introduca il reato di omicidio stradale. Ora che il disegno di legge è passato alla Camera lei che tutti giorni insegna diritto nelle scuole parla «di una vittoria della giustizia». Il suo Luigi Edoardo, figlio unico, aveva 19 anni quando il 2 settembre del 2008 venne investito ed ucciso da una macchina ad Alba Adriatica. Era in sella al suo scooter, aveva il casco, venne travolto da un’auto che faceva inversione di marcia: l’autista non è stato mai processato, l’inchiesta è stata archiviata nonostante le richieste d’opposizione. Ora c’è un procedimento civile in corso: Pasqua Gina e suo marito vogliono presentare istanza per chiedere la riapertura delle indagini.
Nei giorni scorsi è stata con tanti altri genitori a manifestare fuori da Montecitorio in occasione dell’approvazione del disegno di legge che introduce il reato di omicidio stradale e ha incontrato i componenti della commissione. Cosa significa per lei questo provvedimento?
«E’ una legge che rende giustizia, significa che l’omicidio di mio figlio e di tanti altri ragazzi morti sulle strade non sarà più considerato di serie B. Chi ha sbagliato deve pagare e non ci sarà più impunità. Voglio dire che con noi genitori era stato preso un impegno e che quell’impegno è stato mantenuto. La Camera ha approvato il decreto legge sul nuovo reato di omicidio stradale e lesioni personali stradali e forse già entro l’anno, dopo che il testo sarà approvato anche al Senato, potrebbe diventare legge. Sono stati introdotti concetti come l’azzardo, la temerarietà, l’inversione ad U con la striscia continua».
Dopo l’incidente di suo figlio lei ha contattato mamme che vivevano il suo stesso dolore e insieme ad altri genitori avete iniziato un percorso per chiedere questa legge. Basta per sopravvivere alla morte di un figlio?
«Sopravvivere alla morte di un figlio è come morire lentamente. Non ci si rassegna e non ci si abitua mai. Ma ci si può raccontare e si può lottare per evitare che continui a succedere, che nessuno paghi. Noi ci stiamo provando, per noi e nel ricordo dei nostri giovani travolti sulle strade. Mio figlio aveva 19 anni e un futuro tutto da vivere. Studiava teatro all’università, amava la pittura, era bello e intelligente ed era il mio unico figlio. Quel giorno era uscito per andare a trovare la sua tata. Gigi, così lo chiamavamo, si accorse che il conducente stava facendo un'inversione di marcia e fece di tutto per evitare l'impatto con l'auto, ma cadde a terra e sbattè la testa contro la ruota della macchina .Morì sul colpo».
Per ricordarlo sta pensando ad una fondazione. Di che cosa si tratta?
«Sarà una fondazione che si occuperà dello studio delle malattie psichiatriche e cercherà di fare qualcosa di utile per gli altri. Perchè il mio Gigi era un ragazzo che amava stare tra la gente, aperto alla vita e pronto a dare sempre una mano agli altri. Il modo per mantenere viva la sua memoria sarà quello di aiutare gli altri. Lui avrebbe voluto così».
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