Missioni della Nasa per Venere: c’è anche il teramano Di Achille

TERAMO. Parla anche italiano una delle due missioni appena selezionate dalla Nasa per l'esplorazione di Venere, in programma entro il 2030. L'Italia partecipa alla missione Veritas (Venus emissivity,...
TERAMO. Parla anche italiano una delle due missioni appena selezionate dalla Nasa per l'esplorazione di Venere, in programma entro il 2030. L'Italia partecipa alla missione Veritas (Venus emissivity, radio science, insar, topography and spectroscopy) attraverso una partnership tra l'Agenzia spaziale italiana (Asi) e il Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa.
Tra i componenti del team scientifico c'è il gruppo di ricerca dell'Università Sapienza di Roma guidato da Luciano Iess e Gaetano Di Achille ricercatore dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) a Teramo. L'obiettivo di Veritas, scelta dalla Nasa insieme alla missione Davinci+ (Deep atmosphere Venus investigation of noble gases, chemistry, and Imaging), è rispondere a molte domande sull'evoluzione di questo pianeta ancora misterioso che, da un passato molto simile a quello della Terra, è diventato uno dei luoghi più inospitali del Sistema solare.
Da sempre indicato come il pianeta cugino della Terra, per dimensioni, massa e distanza dal Sole molto simili, Venere ha però intrapreso, per cause ancora ignote, un percorso evolutivo molto diverso da quello del nostro pianeta, fino a diventare un luogo infernale. La sua densa atmosfera, composta in gran parte da anidride carbonica e nubi di acido solforico, ha infatti una pressione al suolo 90 volte maggiore di quella terrestre e temperature medie di 460 °C. Tuttavia, studi recenti indicano per Venere un passato molto diverso e assai più simile a quello della Terra. Gli unici dati globali sulla sua superficie e struttura interna, però, sono stati forniti dalla sonda Magellan della Nasa, più di 25 anni fa.
Ecco perché la Nasa punta di nuovo all'esplorazione di Venere. Per Iess, «la missione Veritas ci permetterà di dare risposta a interrogativi che sono rimasti aperti troppo a lungo.

